Barzago, 27 agosto 2018   |  

38° Anniversario del Gruppo Alpini: la vita a servizio del prossimo

fondazione presso la propria sede, condiviso da una larga partecipazione di cittadini.

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Come è consuetudine, anche quest’anno la Santa Messa di domenica 26 agosto, ultima del mese, è stata celebrata nel parco degli Alpini per ricordare il 38° anniversario di fondazione del Gruppo di Barzago, essendosi costituito nel lontano 1980.

Altare allestito innanzi alla sede e tante sedie innanzi per accogliere i numerosi fedeli che hanno partecipato: prime file occupate dalle penne nere più longeve, altri baldi giovani a servizio della liturgia, una rappresentanza dell’Amministrazione comunale con il vicesindaco reggente Daniela Bonfante e l’assessore Mirko Ceroli, e tanta gente: familiari e simpatizzanti, che hanno partecipato alla celebrazione in una gradevole giornata di sole, allietata da una leggera brezza.

Prima celebrazione per la circostanza del parroco don Marco, che prendendo spunto dalle letture ha sollecitato l’assemblea alla lettura quotidiana del Vangelo per cogliere in esso il volto di Gesù e passare poi da una trasmissione della fede fondata sulla tradizione, a una fede come adesione personale, attraverso una testimonianza sincera di vita concreta, di contemplazione del volto di Cristo.

Oggi la nostra fede è custodita in vasi di creta, è fragile: «non possiamo pensare di essere quelli giusti che credono o hanno sempre creduto e altri no». La cultura odierna non ci esime dal confronto con Cristo. A volte le giovani generazioni avrebbero dentro delle risorse, delle capacità, delle conoscenze che, trovando la giusta finalità, potrebbero scoprire l’origine della bellezza dell’incontro con Cristo attraverso il vangelo e fare qualcosa che il mondo ancora non ha.

In questa prospettiva si inserisce in particolare l’associazione degli alpini: «Siete il segno di una generazione nella quale si è davvero colto il vangelo, nel dire che la nostra vita è  aservizio della libertà, degli altri». Una statistica recente condotta in Italia, continua don Marco, dice che sta cambiando la modalità con cui i giovani fanno volontariato: «Voi testimoniate e dite: “è una vita che sono un alpino”, per cui uno dice “ho acquisito la personalità, una identità”, c’è un “per sempre” dentro questo servizio, una dedizione completa».

Oggi invece i giovani fanno volontariato un po’ qua e un po’ là: prima l’animatore in oratorio, poi segue qualche altra esperienza vicina o in terra di missione, ma sono finalizzate a costruire la propria identità. Cambia quindi la modalità di fare volontariati stando alle statistiche.

Consegna finale del parroco all’assemblea: «Che cosa sta allora al fondo se siamo qui a celebrare la Messa? C’è la voglia di riscoprire sempre il desiderio di ricerca di quella che è la verità, il volto di Cristo e potremmo dire che è il primo volontario, che ha lasciato la sfera divina per dare tutto se stesso per l’umanità».

Nella preghiera dei fedeli l’auspicio che gli alpini seguano le orme di don Gnocchi dispensando carità con la generosità che da sempre li contraddistingue e una prece per gli alpini che nel corso dell’anno “sono andati avanti”.

Prima della benedizione don Marco ha sottolineato quanto sia importante la presenza degli alpini in ambito civile, ma anche in quello parrocchiale per la generosità con cui prestano il loro servizio in occasione di ogni manifestazione.

Per il gruppo e quanti hanno aderito è seguito il pranzo presso la Baita degli Alpini. (Italo Allegri)

 

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