Milano, 22 novembre 2017   |  

Assicurazioni Generali: quel contratto non s'ha da fare

di Donatella Salambat

A Milano, dopo 250 anni d'attività, Guenzati, lo storico negozio d'abbigliamento di via Mercanti, rischia di lasciare i locali perché l'importante Istituto di credito ha deciso di non rinnovargli più il contratto d'affitto, nonostante questo sia stato sempre onorato.

Luigi Ragni titolare Ditta Guenzati

Luigi Ragno - titolare Ditta Guenzati

In via Mercanti, nel centro di Milano a pochi passi dal Duomo, da 250 anni fa bella mostra di sé un attraente negozio di due ampie vetrine: Guenzati stoffe. Ad occuparsi dell'eterogenea clientela, composta da tanti italiani, milanesi e non, ma anche da tantissimi stranieri, oltre al proprietario Luigi Ragno, sono i suoi commessi Maurizio Attena, Vincenzo Romanelli e Maurizio Martini

In questo ormai decennale periodo di crisi economica il capoluogo lombardo, come altre città del Paese, ha registrato un'ecatombe di negozi a conduzione famigliare sostituiti, in parte, da grandi catene di distribuzione di beni di largo consumo. Elemento questo che, di fatto, ha ridisegnato la città, spersonalizzandola e togliendole quelle caratteristiche di laboriosità così bene espresse dalle tipiche botteghe meneghine che si affacciavano, tanto nei vicoli del Centro, quanto nelle strade e ampi viali dei quartieri oltre le mura spagnole.

La vicenda della ditta Guenzati – di cui vogliamo rendere edotti i nostri lettori – ha del surreale. E, sì, perché, uscita indenne dalla crisi (oltre all'impoverimento della clientela e al suo drastico ridimensionamento, molti esercizi commerciali si sono visti aumentare l'affitto costringendoli o a chiudere l'attività o a trasferirsi in zone periferiche) e comunque in grado di sopportare l'incremento della pigione dovuta al proprietario, le Assicurazioni Generali, alla Ditta Guenzati è stato notificato che il contratto d'affitto non le verrà più rinnovato.

Quale altra destinazione d'uso attendano i locali dello storico negozio di stoffe, per ora non è dato sapere. L'unico elemento certo è che, dopo 250 anni, la Ditta Guenzati dovrà sloggiare. Stiamo parlando di una realtà commerciale nata nel 1768 quando il cittadino milanese Giuseppe Guenzati, commerciante di stoffe, lasciata la sede del negozio di via dei Fustagnari si sposta in quella centralissima di via Mercanti, dove tuttora si trova. Morto il fondatore, la ditta passa da padre in figlio fino al 1876, anno in cui la vedova Rosa Casati Guenzati decide di lasciare l'attività a due fidati commessi, i più meritevoli, Giovanni Battista Tomegno e Luigi Meda, i quali, subentrati nell'attività, provvedono comunque a mantenere il nome originario dell'azienda.

Successivamente Tomegno lascia l'attività ed entrano i figli Giuseppe, Domenico e Luigi. Nel 1968 avviene l'ultimo passaggio di proprietà con Vittorio Ragno e Angelo Moretti.

La Ditta Guenzati, da tempo memorabile, si occupa di abbigliamento e, in particolare, di una raffinata selezione di tweed, tartan scozzesi, cappelli, tutto rigorosamente in "Scottish style”. Il negozio ha visto passare la storia del capoluogo e d'Italia. Nel corso dei suoi due secoli e mezzo di vita è sopravvissuto alle dominazioni napoleonica e austriaca (con le barricate a dieci metri dal suo ingresso durante le cinque giornate) e a due guerre mondiali.

È uno scrigno che racchiude tanta storia, con clienti d'ogni genere, ecclesiastici compresi. La famiglia Guenzati, molto religiosa, aveva una particolare amicizia con san Giovanni Bosco. Negli archivi della Ditta sono conservati testi con aneddoti. Tra i più famosi risulta quello dell'arrivo di don Bosco a Milano, il quale, non potendo passare a salutare “i suoi cari amici milanesi”, fa recapitare da un messo a casa dei coniugi Guenzati una missiva consigliando di fare una grande provvista di tela assicurando che l’avrebbero venduta in modo conveniente. La previsione si avverò.

Tra le carte conservate sul rapporto tra la famiglia Guenzati e Don Bosco si ha anche traccia di un miracolo riferito alla guarigione della nipote di un loro dipendente, Carlo Pedraglio, avvenuto nella loro abitazione. Nel 1944 la figlia Carolina Guenzati, durante il processo di canonizzazione di don Bosco viene chiamata come testimone per sostenere la veridicità del miracolo.

Anche le suore Salesiane di Santa Maria Ausiliatrice e le loro consorelle di via Timavo a Milano, quando hanno occasione di passare con le scolaresche davanti alle vetrine del negozio, lo indicano come il luogo dove don Bosco si recava per acquisti.

All'interno del negozio non si trovano solo capi d'abbigliamento; si vendono anche accessori di altri valenti artigiani milanesi: dagli ombrelli fatti a mano secondo le originali istruzioni del più antico ombrellaio meneghino, Francesco Maglio (1854) ai cappelli confezionati da “Guerra”, che iniziò la sua attività nel 1855.

Negli scaffali del negozio si trovano poi maglie, cravatte, sciarpe e calze. Il pavimento e le pareti sono in stoffa, mentre i banconi, in legno, mostrano ancora i segni delle baionette dei soldati americani, che nell'Aprile 1945, nella Milano liberata, occuparono il negozio per farne un magazzino. Non conoscendo il sistema metrico decimale utilizzato in Italia, ma il loro, che per le misurazioni si esprimeva in “yard” (circa 91 cm.), i militari inglesi e statunitensi praticarono delle incisioni nel legno dei banconi con tacche di 91 cm (1 yard), 30 cm (1 feet, piede) e 1 cm (inches, pollice). Gli attuali commessi mostrano alla clientela anche altri cimeli come taluni metri di sartoria con impresso il marchio sabaudo che ne attestava l'uso legale.

Come ha spiegato Luigi, figlio di Vittorio Ragno, attuale proprietario, il negozio è tra i luoghi del “cuore da salvare” avendo raggiunto il quinto posto, su 33.000 censiti, nella speciale classifica stilata dal Fondo ambientale italiano nel 2015.

In un periodo in cui la politica sostiene di voler preservare i valori dell'identità culturale dell'Italia è lecito domandarsi perché un negozio così importante nella storia di Milano sia costretto a scomparire? Perché è impossibile per l'Amministrazione Comunale trovare una soluzione ed evitare che Milano perda un altro pezzetto della sua memoria? Invece di fare tante manifestazioni (dal sapore propagandistico) che dovrebbero sostenere antiche professioni o aziende, perché non si interviene in casi concreti come quello della Ditta Guenzati? Che danno può derivare agli stakeholders o agli azionisti delle Assicurazioni Generali se uno storico negozio milanese continua ad occupare la superficie di uno dei tanti palazzi di loro proprietà, pagando per di più regolarmente l'affitto? Il funzionario o il dirigente dell'importante Istituto assicurativo preposto a trattare con la Ditta Guenzati riesce ad immaginare la caduta d'immagine che la sua azienda patirebbe se si scatenasse una campagna giornalistica in favore dello storico negozio milanese?

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