Cantù, 20 luglio 2021   |  

Cantù, Consiglio di Stato respinge appello associazione Assalam

Si mette così un punto fermo nella vicenda che ha ad oggetto l’utilizzo dell’immobile oggi di proprietà dell’Associazione Culturale Assalam.

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Alice Galbiati

Con sentenza del 19.07.2021, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha rigettato l’appello dell’Associazione Culturale Assalam di Cantù avverso la sentenza del Tar Milano n. 7573 del 2018, che aveva già dichiarato l’illegittimità dell’utilizzo del capannone ad uso industriale sito in via Milano quale luogo di culto. 

Si mette così un punto fermo nella vicenda che ha ad oggetto l’utilizzo dell’immobile oggi di proprietà dell’Associazione Culturale Assalam.  

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia prima ed il Consiglio di Stato ora confermano, infatti, quanto sempre sostenuto dal Comune di Cantù, cioè che l’edificio, la cui destinazione da PGT vigente è industriale, riconducibile alla categoria “produttiva e direzionale”, è stato illegittimamente utilizzato come luogo di culto islamico.  

La sentenza ribadisce la legittimità degli accertamenti istruttori effettuati dalla Polizia Municipale, dai quali risulta l’utilizzo dell’immobile per scopi non compatibili con la sua destinazione e chiarisce che “una volta accertato il comportamento abusivo, la norma non consente più una discrezionalità da parte della Pubblica Amministrazione, dovendo l’Ente Locale applicare la sanzione tipizzata dal legislatore per la fattispecie considerata”.  

61 mila euro. Tanto è costata finora ai cittadini di Cantù la vicenda della moschea di via Milano61 mila euro per sentir confermare ciò che abbiamo sempre saputo: l’utilizzo di un capannone industriale quale luogo di culto è illegittimo. 61 mila euro che avremmo potuto utilizzare in modo decisamente più proficuo per la nostra Città. E l’avvocato dell’Associazione, nonché consigliere comunale, dice che non è ancora finita. Ai canturini ogni più opportuna valutazione al riguardo.

Ciò che davvero importa è che la sentenza, oltre a confermare l’illegittimo utilizzo dell’immobile, demolisce in via definitiva le accuse mosse al Comune di avere violato il principio costituzionale di laicità dello Stato e di rispetto della libertà religiosa. Il Consiglio di Stato ha infatti inequivocabilmente chiarito che la sanzione imposta prescinde dalla tipologia di confessione, trattandosi di un divieto generalizzato di utilizzo di un bene per uno scopo diverso da quello autorizzato dalla legge”, ha dichiarato il Sindaco, Avv. Alice Galbiati.

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