20 aprile 2016   |  

ComoSound, puntata 6: “Aftersala”

Gli Aftersalsa mescolano chitarra, basso e voce in una sonorità elettronica, di ispirazione synthwave - dark wave. L'appuntamento per capire di cosa si tratta è domenica, h. 21.30, All'Una e Trentacinque Circa, Cantù.

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Con i due singoli "Vixion" e "Tispario" usciti quest'anno, il gruppo di ispirazione synth-wave/dark-wave è composto da Dario Azzollini, Matteo Zappa, Nicolò Posenato e Simone Manzotti. Questa domenica, la performance all'Una e Trentacinque Circa, Cantù (h. 21.00).

Come nasce il vostro progetto?

Noi suonavamo tutti in altri gruppi, The Hooks e The Ophelia'sNunnery. Già ci conoscevamo prima, casualmente ci siamo trovati in un momento di pausa da entrambi i gruppi precedenti. Abbiamo deciso di fare qualcosa, ci siamo messi insieme, e abbiamo fatto gli After. Il nostro EP uscirà in autunno, adesso ci stiamo muovendo: diciamo che ci sono tre quarti dei pezzi. Stiamo finendo di scrivere, stiamo cercando di fare un po' più di quello che abbiamo fatto adesso: cerchiamo un produttore, qualcuno che riesca a dare un senso, una direzione ai pezzi. Anche i pezzi che stiamo preparando sono un po' diversi da quelli che sono usciti. Per questo diciamo che il vero progetto partirà in autunno; i pezzi che abbiamo fatto uscire servivano e tastare un po' il terreno, vedere come reagivano le persone, mentre quelli nuovi saranno più coerenti tra loro.

Parlate di un progetto di ispirazione synthwave - dark wave. Se ti dovessi di tradurre per il pubblico questa definizione, come descrivereste la vostra produzione?

Si tratta di musica elettronica suonata. Sintetizzatori, drum machine. È scura, quindi "dark". Quello che vogliamo che passi è che sì, si tratta di musica elettronica, però è suonata: vogliamo sempre mantenere l'aspetto pratico della cosa. Non vogliamo il produttore che spippola e basta, siamo a primi a dire che sia pesante andare a vedere qualcosa che non è suonato. È anche una questione di performance. Suoniamo, suoniamo il più possibile.

Voi usate appunto il sintetizzatore, uno strumento poco conosciuto e spesso anche frainteso. Allora raccontatemi: che cos'è un sintetizzatore?

Il synthè una tastiera sostanzialmente. Suoniamo tastiere, computer, batterie elettroniche. Calcola che Simone, che suona il synth, è batterista. Abbiamo studiato la musica, teorie musicali, armonia. Ognuno di noi in realtà suona anche un altro strumento; a conoscere davvero il synth sono Dario e Mattia.

Come coniugate le sonorità elettroniche con strumenti magari più legati al mondo del rock, quali sono il basso o la chitarra?

Già in fase di scrittura teniamo conto di avere basso e chitarra. Strutturiamo i pezzi tenendo conto di queste cose qua. Quindi ok, ci sono i sintetizzatori, rum machine, ma non solo: ci sono anche chitarra, basso suonato, c'è una voce. Però anche il basso, la chitarra, la stessa voce non sono lisci, come può essere in una canzone da band chitarra-basso-batteria. La voce è effettata, la chitarra ha un po' di pedalini, il basso pure. Sono strumenti "consoni", però un po' rimaneggiati, in una veste diversa.

Cosa vorreste comunicare attraverso questa "veste diversa" che date agli strumenti?

Per avere sempre un impatto soprattutto nel live, nel suonare. Va bene suonare anche il synth, che è uno strumento, ma la chitarra, il basso, hanno un altro effetto. Soprattutto anche nelle canzoni, sono proprio quegli strumenti per cui, in ogni posto dove si suonano, anche dopo mille ore di prova, danno sempre quella virgola diversa, ogni volta: magari è più alta, magari c'è un riverbero diverso, l'alimentazione con quella corrente lì fa suonare in modo diverso la chitarra. È il modo per vare un po' più di sfumature nel live, per renderlo un po' più vario.

Questo è importante anche per la vostra interazione con il pubblico, del suono, o entrambe le cose?

È una questione più legata al pubblico, per l'impatto o il dialogo che si può avere.

Ho visto che siete usciti nei primi mesi del 2016 con due singoli, "Vixion" e "Tispario". La prima domanda ovviamente è per i nomi: perché?

No non hanno senso, assolutamente. "Tispario" in realtà sì, è il tempo dispari, sette ottavi. E quindi "dispari", "Tispario" ha un po' di assonanza. Era giusto un remainder per noi, che avevamo messo all'inizio per ricordare che canzone fosse. E poi è rimasto sempre quello. Ma infatti le liriche, i testi non hanno tutta questa importanza: anche la voce diventa uno strumento. È una questione di sonorità.

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