28 aprile 2016   |  

ComoSound, puntata 7: “Moriaformaspire”

Nati nel 1997, i Moriaformaspire hanno appena presentato il loro terzo album, "Giuseppe", al Centrale Rock Pub di Erba. La loro missione: diffondere i loro pezzi inediti in lingua italiana.

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I Moriaformaspire nascono nel 1997 e da allora diffondono il loro rock, rigorosamente in lingua italiana, in tutto il territorio comasco. Negli anni il gruppo subisce delle variazioni, ma oggi si raccontano Fernando Conti (chitarra), Fabio Fusi (chitarra e voce), Mauro Pisani (batteria), Davide Olivo (tastiere e sequenze) e Alessandro Conti (basso). Dopo "Made in China" nel 2010 e "Rebus" nel 2013, ci parlano del loro terzo album, "Giuseppe",

In un'intervista di Federico Magni, per "Il Giorno", avete dichiarato: "volevamo intitolarlo 'La voce degli altri', perché all'interno dell'album ci sono diverse voci fuori campo". Da dove nasce l'idea di inserire queste voci? Che cosa raccontano?

L'idea d'inserire voci fuori campo (segreterie digitali, nonne, donne, macchine da scrivere, bimbi, sindacalisti, ecc.) nasce con l'intento di fondere e confondere la realtà di un album, che di per sé esiste solo in quanto esperienza estetica limitata al momento della fruizione, con la vita quotidiana. Quando scrivi componi ecc...e' come se entrassi in un mondo parallelo, una dimensione eterea: ci e' piaciuto il concetto di far coesistere il mondo delle canzoni con quello della realta' della vita di tutti i giorni.

A proposito di una pluralità di voci, so che per il nuovo album avete previsto la collaborazione di diversi musicisti esterni alla formazione, tra cui Simona Olivo delle Marshmallow Pies. Perché la decisione di inserire i nuovi strumenti?

Sì, in questo album sono presenti molte collaborazioni musicali. Spesso sono nate più che per una mera esigenza di sonorità musicali, per una ricerca di nuovi stimoli, principalmente per uscire un po' dagli schemi che ci siamo costruiti, quella strada che negli anni abbiamo tracciato e che senza nuove conoscenze, confronti, incontri e scontri con realtà differenti, rischia di rimanere sempre troppo uguale a se stessa. Succede un po' come quando t'innamori...hai presente? Nuovi stimoli ti influenzano...ti rallegrano...si vengono a creare tensioni, energie...dormi meno...fai tardi...hai la possibilità di paragonarti con il resto in un' ottica diversa. Anche nel disco precedente, Rebus, erano presenti alcune collaborazioni; diciamo che in Giuseppe la scelta di inserire mondi "altri" si è intensificata.

Descrivete il nuovo album come "meno aggressivo" rispetto a "Rebus", uscito nel 2013. Se parlate della vostra produzione come "rock psicotropo, triceratopo", in quale epoca - preistorica o mentale - vive Giuseppe?

Mah, non ci abbiamo mai pensato, e a queste domande faccio un po' di fatica a rispondere; credo che Giuseppe non abbia tempo, anche se ritengo sia perfettamente figlio dei tempi che stiamo vivendo. Al di là dei riferimenti espliciti a fatti accaduti recentemente (Stefano), ritengo che potrebbe essere collocato in qualunque epoca mentale , fisica o cronologica: le tematiche che affronta sono universali e Giuseppe comunica a chi lo ascolta quello che l'ascoltatore stesso interpreta. Ognuno ci veda quello che vuole.. Per dire: quello che per te potrebbe essere aggressività, per me potrebbe essere espressione massima di passione e possessività, quello che per me potrebbe essere rabbia e repulsione, per te potrebbe essere ribellione etc.. riguardo invece all'aggressività: senz'altro Rebus è un disco meno "rilassato" di Giuseppe anche se in realtà in Giuseppe c'è l'evoluzione di un messaggio che in Rebus era già in nuce: è come se in Rebus fosse avvenuto qualcosa di nuovo, che ci ha turbati, al quale abbiamo reagito violentemente, di impulso. Con Giuseppe quel "qualcosa" è stato analizzato, è maturato dentro di noi, ne siamo più consapevoli e abbiamo imparato a controllarlo meglio.

So che la vostra prima registrazione in realtà risale al 2004, un live in autoproduzione che non avete mai pubblicato. La domanda è ovvia: perché avete deciso di tenere il disco per voi?

In realtà quello non era un vero e proprio album, è stato registrato in diretta, frutto di un lungo percorso iniziato nel 1997. Fermo era un esperimento, ci siamo messi alla prova per comprendere come potevano suonare i nostri brani registrati. In un certo senso, anche se i pezzi non sono gli stessi, Giuseppe può essere considerato la bella di copia di Fermo; già in quella registrazione in diretta, con tanti difetti, c'era tutto: c'era già Made in China, c'era già Rebus e soprattutto c'era già Giuseppe. Solo che non lo sapevamo ancora...

Siete sempre stati fedeli alla vostra decisione di "proporre esclusivamente la vostra musica: pezzi inediti in lingua italiana". Perché?

A questa domanda voglio rispondere con alcune domande: "which kind of music do you prefer? Have you ever been in italy?". Scherzi a parte, questa scelta è data da un insieme di fattori: uno tra tutti è che non conosco bene l'inglese, e non si possono esprimere concetti profondi senza una profonda conoscenza della lingua.. Ogni parola nei nostri pezzi ha un suono specifico, uno o più significati che legati insieme esprimono uno o più concetti. Impossibile farlo in un'altra lingua senza averne un'estrema padronanza. Si rischierebbe di fare solo canzonette che, senza offesa, non rientrano nella nostra idea di musica. Relativamente alla possibilità di fare cover: noi non siamo del tutto contrati alle possibilità di fare pezzi scritti da altri artisti, infatti in alcuni live abbiamo inserito alcune cover. Il problema vero è che per noi la cover deve essere un tributo, una manifestazione di rispetto e identificazione estrema nel pezzo. Altrimenti si rischia l'effetto karaoke, uno svillimento della musica e dei suoi significati originari.

Due componenti dal Conservatorio di Como, un album presentato al Tambourine di Seregno e l'ultimo, il passato 27 febbraio, al Centrale Rock Pub di Erba. Quanto è importante, per voi, il legame con la scena musicale locale, comasca e brianzola?

Per noi non e' importante la scena musicale locale o brianzola, a noi piace fare musica; è vero però che grazie alle possibilità che il territorio ci ha fornito siamo riusciti a farci conoscere da un bel pubblico, persone speciali che riteniamo tutti amici, che ai Moria ci tengono, e ci sostengono. La vastità della scena musicale non po' preoccupare nessun artista il cui scopo dovrebbe essere quello di generare praticamente e armonicamente qualcosa che possa offrire esperienza estetica, noi ad esempio preferiamo dedicare il nostro tempo a realizzare dischi piuttosto che fare tournee dal vivo. Il problema negli ultimi anni è però che nonostante la musica sia ovunque, gratuita, libera, in realtà la scena musicale nazionale è ormai quasi completamente sovrapposta al mondo dello spettacolo, allo show televisivo, dove interpreti usa e getta che di artistico hanno ben poco e che di anno in anno vengono sostituiti a tavolino. Per questo è ancora più difficile uscire dai propri confini territoriali, farsi conoscere al di là del piccolo circuito che con fatica si è riusciti a costruire.. Anche in Brianza ormai è difficile ottenere date in cui il proprio valore venga riconosciuto dagli organizzatori.. lo sapevi? In generale a livello di panorama nazionale mancano comunque progetti artistici continuativi...l'arte è provocazione non omologazione... tu preferisci la pasta della barilla o quella fatta in casa da tua nonna?

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