Como, 11 giugno 2019   |  

Contro la violenza di genere serve formazione

Confermato i relatori partecipanti alla conferenza stampa organizzata in mattinata nell’aula Benaco di PoliS-Lombardia dall’assessore di Regione Lombardia Silvia Piani. Nel 2019 coinvolgerà anche le polizie locali e i medici di medicina generale. Una scelta apprezzata dalla Prefettura di Milano. Sul tema, Regione Lombardia è all’avanguardia in Italia

stop+violenza+donne

La prima delle tre giornate di follow up rivolte ai 284 agenti della polizia di Stato e carabinieri che hanno partecipato a un corso organizzato nel 2018 da PoliSLombardia, su incarico dell’assessorato regionale Politiche per la famiglia, è stata l’occasione per fare il punto sul Piano quadriennale di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne 2015-2019. Nel corso della conferenza, l’assessore Silvia Piani ha illustrato l’impegno di Regione Lombardia che, dal 2013 a oggi, ha investito, anche per la formazione continua, 735.200 euro complessivi.

«Nel 2018 – sottolinea il direttore generale di PoliS-Lombardia Fulvio Matone – abbiamo sviluppato un percorso formativo, in accordo con la Prefettura e Regione Lombardia, per agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza allo scopo di sostenere le loro professionalità per la prevenzione della violenza di genere. La novità del 2019 è che la formazione verrà allargata ai partecipanti al corso per medici di medicina generale e agli agenti e ufficiali di polizia locale. L’obiettivo è di formare delle professionalità in grado di contrastare il fenomeno della violenza di genere con adeguate competenze, conoscenze e capacità d’intervento».

La formazione è quindi strategica, come ha precisato il giudice Fabio Roia, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano. Perché è necessario che gli agenti acquisiscano competenze non solo giuridiche, ma anche di psicologia, di medicina legale, di criminologia.

«Occorre – ha detto il magistrato – superare dei pregiudizi. Infatti, sulla base dei processi celebrati, emerge che il 46,4% dei condannati in primo grado non ha alcun tipo di precedente penale, il 53,7% non ha patologie o dipendenze da gioco, alcol e droga. Nel 36,2% dei casi, vi sono stati minori che hanno assistito agli atti di violenza dei genitori. Inoltre – ha proseguito il giudice – il 42,4% delle donne che hanno presentato denuncia ha un’età molto bassa, tra i 17 e i 35 anni, segno che i percorsi di prevenzione e di sensibilizzazione funzionano».

È stato il viceprefetto Alessandra Tripodi a elogiare Regione Lombardia per l’impegno, che non ha eguali in tutta Italia. E quindi il percorso avviato da PoliS-Lombardia. «Mi ha colpito favorevolmente – ha detto Tripodi – la scelta di estendere la formazione anche alle polizie locali e ai medici di base, perché possono assicurare l’esecuzione di protocolli d’intervento con la pluralità di competenze necessaria».

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