Tradate, 02 dicembre 2019   |  

Convegno annuale AVIS Regionale Lombardia al Ma.Ga di Gallarate

Il tema “AVIS e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili” è stato dibattuto nel corso del “Seminario Cristina Rossi” organizzato da Avis Regionale Lombardia

foto MA GA

di Franco Negri Sabato 30 Novembre, alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’AIDS, si è svolto nella prestigiosa sede del museo MA.GA di Gallarate l’annuale convegno organizzato da Avis Regionale Lombardia (Associazione Volontari Italiani Sangue), aperto ai dirigenti delle sezioni Avis della regione.

La denominazione “Seminario Cristina Rossi” data al convegno ricorda la stimatissima figura della scomparsa Presidente Nazionale Avis, che ha offerto un alto contributo per l’approfondimento di tematiche sul volontariato, sulla necessità del donare e, soprattutto, della continua formazione in campo associativo e sanitario, al fine di rendere più consapevole e, di conseguenza, di maggiore competenza l’agire di Avis sul territorio.

L’edizione 2019 del seminario (“Donare con il cuore, amare con la testa”) ha trattato un tema preciso e molto importante per le conseguenze sia sulla persona sia sul contesto sociale: “AVIS e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”.
Sono intervenuti al convegno, oltre ai responsabili delle sezioni Avis di tutta la regione, il presidente nazionale Avis Gianpietro Briola e quello regionale Oscar Bianchi; inoltre Gianpiero Badanai, presidente di Avis provinciale Varese, che ha concesso il patrocinio; Paola Cozzi, presidente di Avis Gallarate, che ha ospitato (presso il Museo MA.GA) la manifestazione; il sindaco di Gallarate Andrea Cassani, che ha portato i saluti a nome dell’intera città; Sonia Marantelli di Avis Regionale Lombardia, che con il dr. Saturni ha organizzato l’incontro ed ha svolto il ruolo di moderatrice.

Tema molto importante e molto delicato, dunque, quello riguardante le malattie sessualmente trasmissibili. E’ uno degli argomenti di cui non si parla molto e di cui le strutture preposte (strutture sanitarie, scuole, famiglie, giornali) sono restie a trattare.

Nella successione degli interventi da parte dei relatori chiamati per il convegno è emerso a chiare lettere come l’argomento, molto presente nella sensibilità sociale qualche decennio fa, è venuto via via perdendo la verve informativa e di percezione d’importanza, contraddicendo nel contempo le statistiche che vedono i casi di infezione non diminuire, con la scarsa consapevolezza soprattutto nei giovani della necessità di sottoporsi a test preventivi o acquisire in ogni caso nozioni al riguardo, soprattutto considerando l’eventualità dei casi di infezione latente e asintomatica, con conseguenze in campo sociale-sanitario (e trasmissioni di contagio in modo inconsapevole ma reale anche in famiglia).

I motivi della scarsa attenzione verso tali rischi risiedono in fattori anche culturali nella popolazione, la percezione cioè che l’argomento appartenga alla sfera delle cose intime della persona, la ‘fiducia’ che il partner sia ‘sicuro’, il mancato o cattivo uso di strumenti di protezione, la scarsa consapevolezza di certi comportamenti a rischio. Credenze e preconcetti che finiscono per creare una resistenza al ‘cambiamento’ soprattutto perché “appoggiati dal ‘pensiero collettivo” che è, soprattutto nella popolazione maschile, condizionato dall’ansia ‘da prestazione’ rispetto alla necessità del senso di responsabilità verso se stessi, verso il partner e verso la società. In sostanza - come più volte è emerso dalle parole dei relatori nel convegno - si ha la tendenza a ragionare per “categorie” (esempio: l’omosessuale è più a rischio, idea tuttavia smentita dalle statistiche); si dovrebbero invece considerare le “abitudini”, gli stili di vita (i quali, sì, portano a comportamenti a rischio).

Nel trattare i vari aspetti del problema delle malattie sessualmente trasmissibili si dovrebbe avere riguardo verso il lato di vulnerabilità, fragilità delle persone affette da virus o comunque etichettate in un certo modo, a cui occorre parlare in maniera ‘dialogante’ e non ‘giudicante’ (cosa che purtroppo avviene in ‘territorio scolastico’ o ‘sociale’), motivo per cui la persona ‘fragile’ non si apre a parlare del proprio problema o rifiuta inizialmente il dialogo.
Come uscirne, al fine di ricucire la soluzione a difficoltà di questo tipo? Col “dialogo”, l’attenzione alla persona, alla sua ‘storia’, alla sua esperienza; occorre ‘enpatia’ e ‘simpatia’, non per condivisione passiva all’esperienza altrui ma per entrare nella ‘fiducia’ della persona affetta dalla malattia o che si sente trattata ‘diversamente’.

E’ nella mission di Avis (e nel solco tracciato da Cristina Rossi) - si è sottolineato durante il convegno - sensibilizzare su temi come questo delle malattie sessualmente trasmissibili, contribuendo a trasmettere corrette informazioni e facendo opera educativa nella popolazione, promuovendo incontri sul territorio e andando a dialogare con i giovani nell’ambito della ‘collaborazione Avis-Scuola’.

In definitiva, la motivazione di tali seminari annuali Avis è principalmente formativa. Col contributo di competenze quest’anno offerte da qualificati relatori/relatrici: Maura Gancitano (“Sessualità e adolescenza: come creare dialogo autentico”), Valentina Marchese (“Il punto di vista dell’Infettivologo”), Alice Simonetti (“Testa o Cuore”), Davide Verrazzani (“I giovani si divertono anche nel sociale”), Giuseppe Cambiè (“Le donazioni di sangue e l’impegno di Avis”), Eugenia Trotti (“Prevenire il contagio”). Al termine delle relazioni un interessante e proficuo dibattito.

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