19 novembre 2015   |  

Coworking: a Erba un nuovo modo di fare “rete”

Il convegno organizzato presso l'Opificio Zappa è l'occasione per parlare di coworking.

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In questo momento di precarietà diffusa, le strade percorribili per uscire dal tunnel dell'incertezza lavorativa sembrano alquanto ridotte. Tuttavia l'ingegno e l'impossibilità di arrendersi di fronte alle problematiche attuali, ha permesso l'elaborazione di valide alternative tra cui spicca, ad esempio, l'esperienza del coworking.

A spiegare questo nuovo modo di lavorare facendo "rete", sono gli ospiti invitati al convegno organizzato presso l'Opificio Zappa di Erba situato in provincia di Como. I relatori dell'evento sono: la dott.ssa Silvia Ivaldi e il Prof. Giuseppe Scaratti della Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano. La presentazione iniziale viene gestita dalla dott.ssa Ivaldi che inserisce il coworking in una società caratterizzata dal profilare della precarizzazione e dalla flessibilità di alcuni lavoratori (lavoratori autonomi e start-up). Si tratta di un fenomeno in espansione, non facilmente monitorabile nonostante si contino quasi 350 spazi sul territorio italiano.

Il coworking non può essere definito compiutamente poiché costituisce una modalità di condivisione di conoscenze e competenze in continuo mutamento. L'intuizione innovativa parte dal fatto che vengono messi in comune degli spazi appositamente pensati per "inventare" e/o "attuare". Il coworking è sinergia, collaborazione e partecipazione ad un sistema che esce dagli schemi ordinari. Il lavoro è pensato in un luogo in cui la cooperazione diventa opportunità per tutti. La dott.ssa Ivaldi afferma che, promuovere la cultura attraverso lo spazio, è una prerogativa per capire cosa si vuole fare. Il fondatore di un coworking ha il compito di riflettere attentamente sugli spazi di condivisione. Inoltre deve comprendere l'obiettivo che desidera raggiungere e poi preoccuparsi di promuovere la relazione tra i coworkers. Fondamentale è la connessione con il territorio da cui nasce la necessità di effettuare una valutazione del mercato e dei bisogni dell'ambiente circostante.

Il Prof. Scaratti sottolinea tre aspetti del coworking: il primo riguarda la rinuncia alla concezione di un posto di lavoro fisso, il secondo concerne la cultura della condivisione e dello scambio, il terzo concentra l'attenzione sulla modificazione delle culture organizzative imprenditoriali e manageriali. Insomma coworking è altresì sinonimo di cambiamento. Ogni occasione è opportunità. "Anche la pausa caffè" -come sostiene Giorgio Zappa- "diventa momento ideale per fare nascere progetti, idee e iniziative".

Gli interventi effettuati dall'assessore al commercio Angelo Cairoli e dal sottosegretario generale della regione Lombardia Alessandro Fermi, indicano l'apertura della pubblica amministrazione ad occuparsi e ad interagire con questo nuovo tipo di realtà. Massimo Carraro -esperto e fondatore di coworking- mette l'accento sulla persona in quanto nucleo di azione ed interessi. "Il coworking" -sostiene Carraro- "senza le persone è solo una parola". Quindi si parla di una visione complessa, non solo commerciale bensì principalmente umana. L'interazione diventa fulcro ed essenza del coworking. Anche Alberto Canali -pure lui esperto e fondatore di coworking- interviene positivamente per descrivere questa iniziativa che, pur avendo preso piede da non molto tempo, ha già cominciato a dare suoi frutti. Lo stesso Opificio Zappa ha attivato un laboratorio di coworking ed uno di costudy. Quest'ultimo è germogliato grazie al lavoro portato avanti da Enrico e Giorgio Zappa che, aiutati dai collaboratori e associati Matteo Brambilla e Micaela Fumagalli, si sono attivati per comprendere ciò che effettivamente serve. Dunque hanno interpellato il territorio ed hanno risposto alla richiesta dei giovani di avere un luogo dove studiare con altre persone.

All'interno dello spazio di costudy dell'Opificio, è cominciata la collaborazione tra due ragazzi con abilità diverse e fondamentali per la realizzazione di un progetto comune. Simone Consonni -pioniere dello spazio di costudy dell'Opificio- grazie alle capacità di un altro coworkers esperto di informatica, è riuscito a dare vita ad una serra a gestione domotica.

L'entusiasmo espresso dallo sguardo di chi -con motivazione e determinazione- si è lanciato in questa sfida, è affascinante. Gli spazi di condivisione non sono concepiti nell'ottica di una semplice attività economica slegata dalla realtà circostante e dal pensiero umano. Al contrario, l'accento è posto sul soggetto in quanto contenitore di genialità e passione. Viene abbandonata la visione egoistica a favore di un modus operandi comunitario. La bellezza di questa iniziativa -non priva di ostacoli ovviamente- risiede nello stare in compagnia di persone che vogliono crescere insieme. In un mondo come il nostro in cui l'individualismo pare prevalere in negativo, questa è un'ottima iniziativa per cambiare rotta. Verso un futuro migliore, fatto di aiuto reciproco e di comprensione del lavoro altrui.

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