Milano, 18 gennaio 2017   |  

Crescono i boschi lombardi: a Como coprono la metà del territorio

Nelle 281 Imprese boschive iscritte al Nuovo Albo Regionale lavorano almeno 689 persone.

alberi boschi

Il Rapporto sullo stato delle foreste in Lombardia, che ERSAF redige da nove anni, conferma innanzitutto che la superficie boscata continua ad aumentare (+0,24% sul 2014), raggiungendo i 625.906 ha (il riferimento è ai dati 2015). Un fenomeno che sta proseguendo da anni e che nasconde due aspetti contraddittori. Da un lato si rafforza la superficie delle foreste lombarde, ma dall’altro si registra il progressivo abbandono di pascoli e prati che vengono “mangiati” dal bosco.

Questo pur ridotto incremento annuo porta al risultato che negli ultimi 50 anni la superficie forestale lombarda è quasi raddoppiata, ponendo questioni di qualità e quantità del tutto diversi da un tempo, a partire dalla graduale trasformazione del paesaggio lombardo. Oggi ogni cittadino della Regione ha a sua disposizione 625 mq di bosco. Pochi, rispetto alla media mondiale di 6.000 mq pro capite, e anche ai 1.700 mq italiani, ma non pochi nel cuore della regione più industrializzata e abitata d’Italia.

Un altro dato: ogni anno il volume del bosco cresce di 3,1 milioni di mc. Se ne tagliano 551.000 mc. Cioè si preleva meno del 20% della ricrescita annua. Nel 2015 gli enti forestali hanno autorizzato richieste di trasformazione del bosco per 51,27 ettari, la superficie più bassa richiesta dal 2007 ad oggi. In sostanza, abbiamo una miniera a cielo aperto che utilizziamo scarsamente. E in calo.

I boschi lombardi sono per il 79,2% in montagna, per il 13,2% in collina e per il 7,6% in pianura. Le province più boscose sono quelle di Brescia, Sondrio e Bergamo, che da sole comprendono i due terzi dei boschi lombardi. Brescia con gli attuali 170.873 ettari fa la parte del leone.

In termini di indice di boscosità, però, cioè di rapporto con la superficie complessiva, sono in vetta alla classifica le province di Lecco (52,7% del territorio), Como (50%), Varese (45,7%), Bergamo (41,8%), Sondrio (36%) e Brescia (35,7%). Le meno boscose sono ovviamente quelle di pianura: in ordine crescente, Mantova, Cremona, Lodi, Città metropolitana di Milano e Monza-Brianza.

Quasi un quarto (23,9%, pari a 147.670 ha) è inserito in parchi e riserve e il 19% (118.432 ha) in aree Natura 2000.

Il legname è utilizzato principalmente per fini energetici (77%), il 23% viene usato in falegnameria, per paleria o imballaggi e l’1% è scarto. Si taglia principalmente robinia, castagno faggio, carpino nero e frassino maggiore nel bosco ceduo e misto (387.932 mc) e abete rosso, larice, abete bianco nell’alto fusto (163.706 mc).

La provincia in cui le Imprese boschive hanno tagliato di più è Sondrio, con 56.815 mc (28% del legname totale prelevato dalle imprese), seguono Brescia (22%), Bergamo (16%) e Varese (13%).

Nelle 281 Imprese boschive iscritte al Nuovo Albo Regionale lavorano almeno 689 persone tra titolari, dipendenti assunti e in alcuni casi anche stagionali. A questi addetti si affiancano prestatori di manodopera in possesso di propria partita iva, collaboratori familiari e soci lavoratori che, nel complesso, possono raggiungere un numero anche piuttosto elevato (stimato intorno alle 493 unità). Varese è la provincia con più lavoratori (il 24% del totale degli addetti dichiarati su scala regionale).

Nel 2015 sono stati registrati 225 incendi boschivi, con un significativo aumento sull’anno precedente (+132) e sulla media del decennio (169/anno); la superficie percorsa dal fuoco è stata pari a 2474 ha (456 l’anno precedente), di cui 785 ha boscata. La superficie media per incendio nell’anno è di 11 ettari, ben al di sopra della dimensione media degli eventi verificatisi nel decennio 2006-2015 pari a 5,8 ettari.

Gli eventi si sono concentrati nel periodo primaverile: fra marzo e aprile si è avuto il 43% degli incendi e il mese con il maggior numero di incendi (61) è stato aprile, seguito da dicembre (con 39 eventi). Gli stessi mesi confermano il primato anche per la superficie percorsa. Le cause sono considerate di origine volontaria (44%) o involontaria (7%) da parte umana. Solo l’1% è riconducibile a cause naturali, mentre ben il 48% ha cause dubbie.

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