Como, 28 febbraio 2020   |  

America forever, altro che Cina

di Alberto Comuzzi

Il Coronavirus dovrebbe avere insegnato qualcosa al mondo e agli occidentali in particolare. Italiani, svegliamoci.

statue of liberty comolive

La storia è sempre scritta dai vincitori. Sappiamo tutto sull'efferatezze compiute dagli aguzzini nazisti nei campi di sterminio. Sappiamo anche delle brutalità commesse dalle camice nere fasciste e dei disumani comportamenti nei confronti dei prigionieri inglesi e americani compiuti dai militari giapponesi.

Poco o quasi nulla (foibe a parte) sappiamo degli omicidi compiuti dai comunisti titini e non molto è emerso di ciò che è accaduto nei gulag sovietici.

Praticamente nulla sappiamo dei "laogai", i campi di rieducazione cinesi dove alle sperimentate torture perpetrate dai sadici nazisti nei campi di sterminio si aggiungono le ancor più raffinate sevizie dei carnefici al servizio della Repubblica popolare cinese.

La vicenda del Coronavirus, il Covid 19, dovrebbe far aprire gli occhi a milioni di occidentali. È inutile mettere il silenziatore, complice la maggior parte dei media internazionali, per non far prendere atto all'opinione pubblica che il Dragone è una gigantesca prigione in cui un governo autoritario tiene soggiogato un Paese di 1 miliardo e 400 milioni di anime. Fino a quando non crollerà quel regime dispotico non si saprà come milioni di persone sono state trattate da una minoranza feroce quanto determinata.

La Cina fa paura e riesce anche ad intimorire, quindi a sopraffare, Paesi più deboli. Spesso c'è un'indulgenza eccessiva delle autorità di piccole nazioni che non osano sanzionare a dovere cittadini cinesi rei spesso di frodi in delicati settori come quello dell'alimentazione.

La concezione della vita è molto diversa tra un cinese e un occidentale. L'intera Europa e a maggior ragione noi italiani che siamo un Paesino di 60 milioni di abitanti dobbiamo metterci bene nella zucca che solo stando legati agli Stati Uniti possiamo sperare di far vivere nella libertà e nel benessere anche i nostri figli e nipoti, come abbiamo vissuto noi fino ad ora. È demenziale solo immaginare di aprirci (con un abbraccio mortale) ad un Continente costruito in modo dispotico come quello cinese. Cerchiamo di svegliarci. Se poi la Chiesa, o meglio la diplomazia vaticana, ha intuito che l'attuale isolamento internazionale dei comunisti cinesi, accentuato dal Coronavirus, potrebbe essere un buon momento per chiedere ai loro vertici una maggiore apertura per la libertà religiosa, il mondo intero non può che esserne lieto.

La Chiesa, per sua natura dialogante e aperta, ha tempi escatologici; gli Stati sovrani sono di questo mondo e ragionano nella contingenza. «Date a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare».

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