Como, 06 settembre 2019   |  

I gravi rischi dei miti politici

di Giulio Boscagli

Papa Ratzinger: “La società occidentale è una società in cui Dio è assente dal pubblico e non ha altro da dire. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umanità si perde sempre di più”

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Il Parlamento italiano

«Il primo servizio che la fede fa alla politica è la liberazione dell’uomo dall’irrazionalità dei miti politici che sono il vero rischio del nostro tempo».

Forse dobbiamo partire da qui, da questa omelia di Ratzinger a parlamentari tedeschi nel 1981, per capire meglio il quadro politico che abbiamo davanti.

A quel tempo il mito largamente dominante era quello della rivoluzione comunista, al potere in URSS e nei paesi dell’Europa dell’Est, che stava infiammando l’America Latina (con il supporto di tanta teologia della liberazione).

Oggi quel mito non è del tutto scomparso ma è certo in grande sofferenza. Tuttavia l’uomo quando non ha un ideale vero tende a sostituirlo con qualche nuovo mito così che ne sono apparsi di nuovi (ambientalismo/ecologismo ideologico ed estremo , illimitati nuovi diritti umani, culto della scienza e della tecnologia…). Tutti ambiti che diventano miti quando viene loro attribuito un significato e un compito che travalica la loro reale essenza.

Sul piano politico ne è stato lanciato un’altro proprio in questi giorni dal presidente Conte, “un nuovo umanesimo”. Sfidando il senso del ridicolo – il termine infatti è usato per descrivere un’epoca della nostra storia ricca e feconda e imparagonabile con l’attuale – e passando sopra a qualche eco massonico che la proposta ha in sé, Conte ha dato al suo governo e alla nuova alleanza questa prospettiva mitica. Del resto l’alleato piddino aveva a sua volta proclamato “cambiamo l’Italia”.

In tali affermazioni non è difficile trovare traccia di un laicismo che alberga in Italia fin da Risorgimento (“fatta l’Italia dobbiamo fare gli italiani”). Questa visione deve preoccupare più di tante esternazioni improvvide o ignoranze esibite perché dietro affermazioni di questo tipo c’è un profondo disprezzo del popolo. Chi si propone di fare gli italiani o di cambiare l’Italia, pensa che gli Italiani non esistano? Certamente no ma non esistono secondo i parametri che loro ritengono accettabili.

E questi “loro” non sono semplicemente i due partiti che fanno il governo, ma un ben più esteso mondo della comunicazione, dell’informazione, di governanti delle reti, di poteri finanziari che utilizzano molte figure dello spettacolo internazionale come veicolatori della loro immagine di uomo e di società.

Si tratta di un grande potere – ramificato in Europa e oltre oceano – che in questo momento ha vinto una battaglia politica e che farà di tutto per imporre la sua visione del mondo e dell’uomo.

Aspettiamoci ulteriori scivolamenti sul fronte del rispetto della vita (eutanasia), della centralità della famiglia (riconoscimento di diverse forme di convivenza e maternità in affitto), della democrazia (vedi riduzione dei parlamentari e leggi elettorali), della partecipazione regionale (vedi il blocco delle riforme) e in generale della libertà religiosa come purtroppo è già avvenuto in diversi Paesi europei considerati “avanzati” (divieto di esibire simboli religiosi nei luoghi pubblici, ad esempio).

Nell’omelia citata all’inizio Ratzinger intravvede i rischi di questa tendenza, allora solo agli inizi, ed è per questo che invita a dare battaglia solo “quando lo stato esige la negazione di Dio e dei suoi comandamenti, quando domanda il male, rispetto a cui il bene è sempre un comandamento”

Richiamò quei parlamentari tedeschi al fatto che “limitarsi al possibile sembra una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con le quali ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità”
Come un popolo frastornato può tornare a guardare con verità alla politica?

Trovo illuminante quello che don Luigi Giussani scriveva sul Corriere della sera nel 2003, al tempo della guerra in Iraq e a sostegno della posizione del papa.

“Quando un popolo sta attraversando un momento brutto o penoso della propria storia esso può dare un giudizio su ciò che è giusto o no nella misura in cui viene educato: se è educato, se ha un cammino guidato, se è indirizzato, allora seguendo i suoi maestri può dire di sì o di no a evidenze storiche, storicamente chiare (…) il giudizio spetta a persone che sono state educate a considerare quel che accade dal punto di vista della legge di Dio e della memoria del popolo”

Un testo che si collega idealmente a quanto scrisse Benedetto XVI nel suo intervento sul tema degli abusi nella Chiesa. “La società occidentale è una società in cui Dio è assente dal pubblico e non ha altro da dire. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umanità si perde sempre di più”

Da cristiani, preoccupati per il nostro popolo, non possiamo che ripartire da qui.

 

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