Como, 25 maggio 2018   |  

La presenza dei cattolici nella società di oggi

di Giulio Boscagli

Il presidente della CEI, card. Bassetti, sia nella introduzione che nella conferenza stampa conclusiva non ha mancato di mettere l’accento sulla presenza pubblica e politica dei cattolici.

Bassetti

Il presidente della CEI, card. Bassetti

Per una curiosa coincidenza l’incarico di formare il governo viene affidato a Giuseppe Conte proprio nei giorni in cui si è svolta l’Assemblea Generale dei Vescovi Italiani.

Il presidente della CEI, card. Bassetti, sia nella introduzione che nella conferenza stampa conclusiva non ha mancato di mettere l’accento sulla presenza pubblica e politica dei cattolici. Significativamente ha fatto riferimento all’appello di don Sturzo, appello che sta per compiere il secolo essendo stato lanciato nel 1919, oltre che alla figura di Giuseppe Toniolo e alla dottrina sociale della Chiesa.

Nella conferenza stampa, dopo aver ricordato che la fase dell’unità dei cattolici in politica è una fase storica superata così come quella di inserimento dei cattolici nei vari partiti che, ha sottolineato, “non ha portato gran frutto” perché “non avendo una coesione, i cattolici impegnati in politica non sono stati sempre una voce concorde sui principi della Chiesa e del Vangelo”, Bassetti ha affermato: “Ora è importante che i cattolici abbiano la fantasia e la libertà di vivere insieme questi valori e di vedere come esprimerli. Nella società di oggi è necessaria anche la presenza dei cattolici, e se non trovano una forma per dirlo insieme, si rischia di essere inefficaci”.

Parole importanti che sembrano indicare una ripresa di attenzione verso una unità, fino alle conseguenze della politica, che troppo facilmente è stata ritenuta come non importante, talvolta addirittura negativa.

La conseguenza è sotto gli occhi di tutti, la scomparsa dal Parlamento nazionale di una presenza organizzata di cattolici. Con questo non si vuol dire che in Parlamento non siano presenti cattolici veri, coerenti e convinti, ma si tratta di presenze singolari che poco riescono a influenzare le politiche.

Ma l’Italia può davvero fare a meno di una presenza politica ispirata espressamente ai principi di Sturzo, del tutto derivati dalla Dottrina Sociale della Chiesa?

Un paese come il nostro che fin nella conformazione del territorio per non dire nei costumi e nel modo di vivere, si è formato in un contesto di civiltà cristiana, può davvero costruire il suo futuro prescindendo da questa eredità? Eredità che significa soprattutto centralità della famiglia, delle autonomie locali e sociali, della libertà in tutte le sue forme in primis la libertà di educazione, del ruolo dei corpi intermedi, di una politica internazionale di pace.

Su questo forse bisognerà tornare a riflettere dopo l’infatuazione per la cosiddetta diaspora che ha portato all’irrilevanza attuale.

Ritiene, il card. Bassetti , che “sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena”.

Condividiamo appieno queste affermazioni ma, come tanti che nel passato hanno dedicato pezzi importanti della propria vita alla politica, non possiamo non sottolineare che alla base di questa situazione sta anche il pregiudizio con cui per troppo tempo da parte delle comunità cristiane si è guardato agli amici impegnati in politica. Con la conseguenza che poco si è investito per realizzare percorsi formativi adeguati ai tempi e alle persone di oggi.

Ora un percorso di ricomposizione appare più complicato: le differenti posizioni assunte in politica si sono spesso trasferite anche dentro le comunità cristiane e non potranno essere ricomposte senza una vera conversione dei cuori e delle azioni.

Negli anni complicati della ricostruzione post-bellica un attento osservatore come il cattolico svizzero Denis De Rougemont poteva scrivere “ogni politica implica una certa idea dell’essere umano e contribuisce a promuovere una qualche idea di umanità (che lo si voglia o no, che piaccia o no)” .

Possiamo far mancare in questa delicata fase storica il contributo di una cultura e di una politica di cattolici?

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