Lecco, 28 gennaio 2018   |  
Cronaca   |  Opinioni

Shoah richiama ai valori della memoria, pace e libertà

di Alberto Comuzzi

Il Giorno della memoria aiuta a ricordare gli errori commessi per evitare di ripeterli e richiama ai valori della libertà e della pace che non sono acquisiti per sempre, ma che devono essere conservati giorno dopo giorno.

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e Liliana Segre, neo senatrice (foto archivio Ansa)

Sabato 27 Gennaio è il Giorno della memoria opportunamente così chiamato per non dimenticare ciò che il Nazismo combinò a partire dalle cosiddette Leggi di Norimberga che, promulgate nel 1935, diedero il via alla persecuzione contro gli Ebrei fino al loro sterminio nei lager.

Gli storici, di qualunque orientamento, stimano in sei milioni le vittime di quell'olocausto (in ebraico Shoah), messo a punto e realizzato tra il 1941 e il Maggio 1945, data di conclusione del Secondo conflitto mondiale in Europa.

Peggio di Hitler, il fondatore del nazismo, fecero Mao Zetung (60 milioni di morti), Stalin (35 milioni di morti), mentre Pol Pot, su sei milioni di cambogiani, riuscì a sterminarne “solo” la metà, 3 milioni. Tragica classifica di morte dovuta, guarda caso, a quattro dittatori del XX secolo.

Nel suo discorso al Quirinale per celebrare il Giorno della Memoria il capo dello Stato, Sergio Mattarella, tra l'altro, ha detto che «Il cammino dell’umanità è purtroppo costellato di stragi, uccisioni, genocidi. Tutte le vittime dell’odio sono uguali e meritano uguale rispetto. Ma la Shoah – per la sua micidiale combinazione di delirio razzista, volontà di sterminio, pianificazione burocratica, efficienza criminale – resta unica nella storia d’Europa».

Per diversi secoli a venire, purtroppo anche per le incolpevoli future generazioni tedesche, la Germania si porterà il marchio d'infamia di avere tentato di eliminare, scientificamente, un popolo.

Avere nominato senatrice a vita Liliana Segre, una signora che, scampata all'Olocausto, ha dedicato la vita a trasmettere ai giovani i valori della libertà, è stato, da parte del presidente della Repubblica, Mattarella, non solo un riconoscimento verso una cittadina italiana ignobilmente discriminata, ma un gesto di alto valore simbolico di cui si sente oggi tanto bisogno.

Gli oltre settant'anni di pace e di libertà di cui gli Europei godono – grazie al sacrificio e al sangue di tanti loro nonni e padri – appaiono a troppi contemporanei, soprattutto giovani, come un fatto ormai acquisito e ineluttabile. Errore fatale perché la libertà è un valore che ogni generazione ha il dovere di conservare e di tutelare, tanto più se l'ha ricevuta in dono da quelle che l'hanno conquistata con tanto sacrificio.

Fa rabbrividire qualsiasi persona assennata apprendere dai sondaggi, posto che siano attendibili, che due terzi dei diciottenni non andranno a votare il 4 Marzo. Numerosi opinionisti, “maestri di pensiero”, esperti (non si capisce di che cosa) spiegano che il partito degli astensionisti ha ottime ragioni da far valere perché, non solo non trova “quell'offerta politica in cui si riconoscerebbe”, ma è demotivato da una classe politica che, nella sua totalità è “inadeguata e corrotta”.

Insomma inutile andare a votare perché “la politica fa schifo” e chi la fa “è mosso solo dai propri interessi e affari”. Quindi non si perda tempo, non ci si immischi, si pensi ad altro perché “tanto non cambia nulla”.

Qui, però, casca l'asino. La perdita della libertà comincia con il disinteresse per la cosa pubblica, il disimpegno a vivificare le istituzioni, la rinuncia a partecipare alla vita della propria comunità.

Le dittature nascono sempre così: da una pattuglia di facinorosi determinati che prendono il potere e da una massa amorfa che non si occupa di alcunché, fino a una bella mattina quando, svegliandosi, sente il rumore dei carri armati sotto casa. Solo allora percepisce chiaramente che se si fosse impegnata a tempo debito, la libertà non sarebbe mai stata minacciata.

Per quanto riguarda la pace, l'atteggiamento di tanti italiani è diverso e rientra nei canoni pubblici del politicamente corretto. Di fatto, come in altre parti del mondo, si fanno tante belle marce, fiaccolate, s'innalzano le bandiere color arcobaleno, si organizzano e frequentano i concerti dove, rigorosamente, almeno un brano musicale deve essere di Joan Baez, ci si schiera, sempre, dalla parte dei pacifisti, naturalmente a senso unico.

Vi ricordate quegli intellettuali sessantottini, naturalmente benestanti, che, inneggiando alla tolleranza e al pacifismo, andavano in India per disintossicarsi dei mali della civiltà occidentale e s'immergevano in digiuni demenziali in ossequio a una vita ascetica che solo poche anime, davvero pure, possono praticare?

Andavano, costoro, a purificarsi e a ritrovare sé stessi negli ashram, rapiti dal vero e unico pacifismo, quello orientale. Peccato che l'interminabile e sanguinosa guerra Indo-islamica, con efferatezze inaudite tra entrambe le parti, avesse poco dopo mandato in frantumi e smentito i loro poetici sogni di un pacifismo induista e, conseguentemente, islamico.

Spira, nel nostro Paese, una preoccupante superficialità di atteggiamenti e di comportamenti dettati dalla mancanza di memoria e di conoscenza della storia. Più che vantarci di essere “un popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti e di navigatori”, dovremmo gloriarci di essere un popolo che ricorda il proprio passato e soprattutto gli errori commessi, per non ripeterli.

Questo per conservarci liberi; ma anche per assicurarci la pace non dovremmo dimenticare l'insegnamento dei nostri antenati, gli antichi romani, i quali avevano ben presente che «Si vis pacem, para bellum» («se vuoi la pace, prepara la guerra»).

Fin dalle scuole elementari si torni ad insegnare la storia, con passione e rigore, togliendo anche qualche ora all'educazione sessuale. Tranquilli, le nuove generazioni, digitalizzate, sapranno farsene una ragione e magari, noi adulti, potremmo sorprenderci scoprendo che un bambino è più attratto dalla storia di Giorgio Perlasca (vedi nostro articolo in uscita sabato 27 Gennaio) che da una lezione sui diversi tipi di anticoncezionali.

 

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