Como, 08 marzo 2019   |  
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Dimenticando le proprie origini l'Europa rischia di dissolversi

di Alberto Comuzzi

Mancano 75 giorni alle elezioni europee e l'inquietudine cresce per un futuro che appare sempre meno roseo per milioni di cittadini del Vecchio Continente.

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La firma dei Trattati di Roma 1957

Il presidente francese Emmanuel Macron ha diffuso, nei 28 Paesi dell'Unione europea, il suo “manifesto” in previsione delle elezioni del 23 Maggio.

Articolando la sua proposta per la IX legislatura su tre “ambizioni” e cioè “ libertà, protezione e progresso”, il Presidente conferma testualmente che «siamo in un momento decisivo per il nostro continente: un momento in cui, collettivamente, dobbiamo reinventare, politicamente, culturalmente, le forze della nostra civiltà in un mondo che si trasforma. È il momento del Rinascimento europeo».

Ignoriamo se Macron conosca Giulio Tremonti e Vittorio Sgarbi, che sull'Europa sostengono tesi agli antipodi alle sue e che, nel 2017, hanno pubblicato con Baldini & Castoldi l' intrigante volume dall'eloquente titolo “Rinascimento”.

È interessante che il Presidente della Francia, esponente di quel mondo finanziario che tanto rilievo ha assunto (e avuto) negli ultimi vent'anni in Europa, parli oggi di “Rinascimento” come da tempo stiano facendo due tra i più perspicaci intellettuali italiani quali sono, appunto, Sgarbi e Tremonti.

Macron che – non dimentichiamolo – è stato eletto solo con il consenso del 16 per cento dei Francesi, avverte la distanza di milioni di europei dalle élite che hanno gestito il Vecchio Continente dagli anni Novanta in poi; e tenta di riparare politiche impopolari proponendosi come un nuovo leader che inneggia a libertà, progresso e protezione dei territori.

Anche Tremonti parla di “Rinascimento”, ma da una prospettiva ben diversa e con parole che non si prestano ad interpretazioni equivoche. Gli interrogativi che egli si pone sono quelli delle persone di buon senso e intellettualmente oneste.

A proposito di futuro dell'Europa egli si chiede: davvero si pensa che, per unire i cuori sia sufficiente unire i portafogli, senza offrire per esempio la dignità del lavoro? Davvero si pensa che l'Europa, fondata dagli eroi, possa essere rifondata dai banchieri? Davvero si pensa che il sistema possa reggersi, mentre perde l'anima o ne divorzia, nuotando nel liquido della finanza?

Davvero si pensa che la “civiltà” del passato possa essere rimossa con le leggi di una omologazione fanatica, come è stato tentato con il comunismo di Lenin o come è oggi con le regole europee o come potrebbe essere domani con Zuckerberg e il suo “Manifesto di Facebook”?

Davvero si pensa che l'Europa possa esistere per vita propria, chiusa come un'oligarchia irresponsabile in un palazzo di ghiaccio e che possa starci, in questo palazzo, nonostante gli europei, malgrado gli europei? Davvero si pensa che siano gli europei a doversi avvicinare alle “istituzioni europee” e non queste a dover scendere verso il “basso” per confrontarsi e per farsi capire? Davvero si pensa che gli interessi e i vincoli materiali contino di più, o possano sostituire quelli spirituali?

L'inquietudine che agita il clima delle imminenti elezioni europee è l'impennata che potrebbe avere il sovranismo; elemento che farebbe mutare gli equilibri di potere sostituendo gran parte della classe politica. Vedremo che cosa uscirà dalle urne il 23 Maggio.

La nostra opinione è che il malessere diffuso in molti europei dipenda in gran parte dal non avere mai preso sul serio l'appello che Giovanni Paolo II aveva lanciato fin dal 6 Novembre 1981 nel suo discorso sulle comuni radici cristiane delle Nazioni europee.

«La Chiesa Cattolica è convinta che il Vangelo di Cristo, che ha costituito elemento unificante dei popoli europei durante molti secoli», osservò il Santo Pontefice, «continui a rimanere ancor oggi una inesauribile fonte di spiritualità e di fraternità».

Dimenticando le proprie origini culturali ed etiche, fondate sui valori giudaico-cristiani e il modello fondante che ha ispirato il Trattato di Roma del 1957, l'Europa è destinata a deflagrare regredendo al 1945 e forse prima.

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