Como, 25 settembre 2017   |  
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Migrazioni: ma i governanti africani non hanno alcuna responsabilità?

di Alberto Comuzzi

Colpevolizzare l'Occidente e l'Europa accusandoli di tutti i mali della Terra è una corrente di pensiero che ha a lungo prevalso, soprattutto in Italia. È ora di ristabilire un pochino di verità cominciando a chiederci perché Nord America, Europa e Australia siano così attraenti per gran parte dell'umanità

migranti 40 persone morte di sete nel deserto niger

Migranti nel deserto algerino

Il Papa, incontrando venerdì 22 Settembre in Vaticano i responsabili degli uffici migranti delle Diocesi europee , è tornato a ribadire il suo pensiero in tema di migrazioni – già annunciato nel Messaggio per la “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato” – che egli stesso ha sintetizzato in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

Fin dai primi sbarchi sulle coste europee e italiane – iniziati addirittura negli anni Sessanta del secolo scorso – gran parte dei media s'è impegnata a far passare, nelle opinioni pubbliche dei vari Paesi del Vecchio continente, l'idea che l'Occidente, con il suo passato coloniale, fosse responsabile degli esodi biblici dei popoli africani.

Non solo: intellettuali, maestri di pensiero, opinion leader, politici e, ovviamente, giornalisti, hanno ingenerato fortissimi sensi di colpa negli europei, senza distinzione di nazione, per avere spogliato, saccheggiato, l'Africa, soprattutto delle sue risorse naturali.

Una visione manichea, questa, della realtà che bisogna avere il coraggio di cominciare a contrastare alla luce di fatti incontestabili di cui timidamente si comincia a dare conto e dei quali parla lo stesso papa Francesco, ma che, non rientrando, tali fatti, nel “politicamente corretto”, vengono minimizzati quando non taciuti.
Gli africani che vengono in Europa sono spinti da povertà, instabilità e guerre, per lo più civili.

Breve inciso sul Papa, visto che è l'autorità morale più alta della Terra e che sulle migrazioni s'è pronunciato spesso. Con il suo secondo verbo (quello oscurato perché non in sintonia con la vulgata massmediatica che fa capo all'intellighenzia progressista di sinistra), “proteggere”, Papa Francesco intende «offrire informazioni certe e certificate ai migranti prima della partenza dai loro luoghi d'origine» avendo poi molto più di un occhio di riguardo «per i più vulnerabili, i bambini».

Mohamed Gueye, in un editoriale del quotidiano senegalese “Le Quotidien”, il 20 Aprile 2015 scriveva: «Sarà pur vero che gli Europei chiudono le frontiere e che la concentrazione in Libia degli emigranti si deve al fatto che Francesi, Inglesi, e Statunitensi hanno voluto la morte del colonnello Gheddafi, ma poi non si sono preoccupati di assicurare la stabilità al Paese. (,,,) Ma che cosa hanno fatto i nostri leader africani per assicurare ai loro connazionali condizioni di vita che evitino loro di preferire, a una vita di stenti, la morte in fondo al mare?

Che risposta danno ai problemi che ogni giorno noi tutti dobbiamo affrontare? Ogni singolo Stato africano costituisce un grano della lunga litania dei problemi che spingono le componenti più giovani e vigorose della popolazione africana a ripercorrere il circuito del commercio schiavista, benché la tratta degli schiavi sia stata abolita fin dal XIX secolo. È questo soltanto che l'Africa ha da offrire ai suoi figli?»

Il giorno dopo, sempre in un editoriale, Gueye rincarava la dose. «I sondaggi indicano che gli Europei stanno diventando xenofobi, per non dire razzisti», sottolineava. «Eppure conservano la loro umanità come dimostra il modo in cui si prendono cura dei nostri emigranti che sbarcano sulle loro coste. Invece nessun governante africano o arabo finora ha preso la parola per esprimere commozione per quello che succede.

È una constatazione scioccante, ma che non sorprende. I governanti africani, primi responsabili di quel che succede nel Mediterraneo, hanno da tempo dimostrato un'assoluta mancanza di volontà di cambiare la situazione nei loro Paesi».

Nel medesimo editoriale, riprendendo in parte quanto denunciato da padre S'milo Mngadi, portavoce della Conferenza episcopale del Sudafrica, il quale aveva deplorato le violenze subite dai migranti approdati nel suo Paese, Gueye annotava l'ennesima prova d'indifferenza di tanti governanti africani che, «non levavano un grido di indignazione, non una protesta, mentre migliaia di immigrati venivano massacrati in Sudafrica. Nessun leader ha l'ardire di aprire bocca, non certo per i begli occhi di quei poveracci che hanno avuto la buona idea di andare a farsi ammazzare lontano da casa, risparmiando ai loro governi il fastidio di trovargli un lavoro o di farli studiare».

Per chi fosse interessato ad approfondire il fenomeno migratorio consigliamo il testo di Anna Bono, da cui abbiamo tratto utili informazioni, “Migrazioni, emergenza del XXI secolo”, La Nuova Bussola Quotidiana, Ottobre 2015, € 10.00 marketing@lanuovabq.it

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