Milano , 08 giugno 2018   |  

Fiamme Gialle: operazione "Cash Money" smascherano frode fiscale

Sequestrati beni per 2,3 milioni di euro ad un imprenditore meneghino

Finanza grande

I Finanzieri della Compagnia Paderno Dugnano hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente di beni immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 2 milioni e 300 mila euro nei confronti di un imprenditore dell’hinterland milanese.

Il provvedimento cautelare, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Monza, scaturente dagli esiti di un’articolata indagine, coordinata e diretta dalla locale Procura della Repubblica, ha portato al sequestro di 8 unità immobiliari, site nelle province di Milano, Aosta e Pavia, per un valore corrispondente all’illecito profitto di oltre 2 milioni di euro.

In particolare, nel corso di una verifica fiscale condotta nei confronti di una società di capitali il focus degli investigatori si è concentrato su un sistema di frode che aveva alla base un di giro fatture false, artatamente predisposte dall’imprenditore, avvalendosi dei dati identificativi di oltre quaranta ignari fornitori, per lo più nullatenenti e sconosciuti al fisco. Sotto la lente d’ingrandimento delle Fiamme Gialle padernesi sono finite oltre 40 carte di credito prepagate, che l’amministratore avrebbe intestato in maniera simulata a soggetti prestanome e su cui faceva confluire somme, apparentemente corrisposte ai rispettivi titolari, in pagamento di forniture da costoro rese alla società, mantenendone tuttavia l’esclusiva disponibilità.

Dagli accertamenti effettuati è emerso, infatti, che l’imprenditore ha celato la fuoriuscita delle somme di denaro dalle casse societarie con l’utilizzo di fatture false per un ammontare complessivo di oltre 3,7 milioni di euro, ottenendo in tal modo il duplice illecito vantaggio di crearsi un “fondo nero” per circa 820 mila euro di cui si sarebbe indebitamente appropriato, nonché di sottrarre all’Erario, nel lasso temporale di oltre 5 anni, imposte non versate per circa 1 milione e 500 mila euro.

All’amministratore dell’impresa sono stati contestati i reati di frode fiscale, intestazione fittizia di beni, indebito utilizzo di carte di credito e l’appropriazione indebita aggravata di somme in danno della società.

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