Como, 06 ottobre 2018   |  

Francesco d’assisi. Il genio religioso e il santo

di Gabriella Stucchi

Un quadro affascinante del grande Santo, che nella sua povertà ha imitato Gesù ed è tuttora punto di riferimento per i suoi preziosi insegnamenti.

Francesco DAssisi

L’autore, padre Raniero Cantalamessa, francescano cappuccino, attualmente Predicatore della casa Pontificia, inizia chiarendo il significato di “genio religioso” attribuito a Francesco. Seguendo il pensiero di Blaise Pascal, nota che “genio religioso”, accompagnato da perfezione morale, può essere visto come una particolare forma di santità geniale, che ha come caratteri la novità, l’originalità, l’irradiazione, l’universalità.

Francesco si esprime attraverso l’imitazione di un modello, Cristo, ed è “uomo universale”, “patrimonio dell’umanità”. Così Assisi è divenuta punto d’incontro tra le religioni, come si è verificato nelle quattro visite degli ultimi papi.

Il “genio” di Francesco si esprime in tre ambiti fondamentali: quello dell’amore, quello dell’umiltà e quello della libertà. Infatti il sentimento di fraternità universale informa tutta la vita e l’agire di Francesco. L’amore che lo ispira non si ferma alle persone umane, ma si estende a tutto il creato.

Per l’umiltà basta leggere le parole iniziali del suo “Cantico di frate Sole”, in cui si avverte il suo sentimento gioioso della grandezza sconfinata di Dio e della nullità dell’uomo, che è amato da Dio che è il Tutto.

Per Francesco la libertà - dice l’autore – è libertà da se stessi per gli altri. Questo appare soprattutto nel modo di porsi di fronte al Vangelo, per cui è chiamato “uomo nuovo”, per il modo di concepire l’autorità, i rapporti tra le persone (fratelli e sorelle), la denuncia del pericolo del denaro e della ricchezza nella Chiesa.

Nel II Capitolo l’autore chiarisce le due interpretazioni della vita di Francesco: quella agiografica, che lo considera come modello perfetto di ogni virtù, e quella profetica, che rileva ciò che Dio ha voluto dire alla Chiesa attraverso Francesco, che diventa “messaggero” di Dio. Quest’ultimo aspetto si riscontra nella sua predicazione, in cui prevale il concetto di “penitenza”, cioè convertirsi e farsi battezzare per essere salvati; rompere con il peccato. Allora si giunge alla “perfetta letizia”.

Padre Cantalamessa distingue poi due forme in cui il messaggio di Francesco è giunto a noi: in forma indiretta, cioè attraverso le biografie, e informa diretta, attraverso i suoi scritti. Nella Lettera a tutti i cristiani il Santo esorta alla preminenza dell’adorazione e della lode di Dio su ogni altra attività umana (cfr. Cantico delle creature); raccomanda a tutti i cristiani la libertà e il distacco dalle cose materiali, perché si realizzi una giustizia sociale.

La parola “pace” ritorna frequentemente negli scritti del Santo (da qui il motto del movimento francescano “Pace e bene”). Tre sono le dimensioni della pace secondo Francesco: la pace ecclesiastica, nel momento in cui i movimenti di riforma entravano in conflitto con il clero; la dimensione politica, nel senso di pace nella città e tra le città, ed infine la pace che si estende a tutto il creato. Il tutto nasce dal senso della paternità di Dio. Da qui il perdono, che Francesco cita nel Cantico e creò pace tra vescovo e podestà d’Assisi che erano entrati in conflitto.

Il VII Capitolo è dedicato al Cantico delle Creature, di cui l’autore chiarisce la struttura e commenta il contenuto, sottolineando che esso è nato per essere cantato.

Piacevole il capitolo sul rapporto tra Francesco e Chiara, che rivela un’intesa profonda: entrambi hanno come riferimento Gesù e la loro amicizia è aperta a tutti.

L’autore espone nel capitolo successivo la “Via e la Regola dei Frati minori”, che Francesco presentò a Innocenzo III nel 2009. Si può parla di tre “P”: predicazione, preghiera, povertà, nel senso di “essere poveri” e “per i poveri”, con profondo amore e fedeltà alla Chiesa.

L’autore si sofferma poi sul “Testamento” di Francesco, in cui si parla dell’incontro con il lebbroso, fondamentale per la sua conversione; si rivela inoltre l’amore per i sacerdoti, per l’Eucaristia, per la parola di Dio e quello per Madonna Povertà. Francesco si può ancora oggi imitare rinnegando se stessi in risposta alla grazia, avendo come premio la gioia.

Un capitolo è dedicato all’umiltà di Francesco che, secondo l’Autore, ha due fonti: una di natura teologica, ed appare come verità, cioè guardare Dio prima che se stessi, per cui si gioisce del proprio nulla, offrendo a Dio la propria piccolezza. Il secondo movente dell’umiltà di Francesco è l’esempio di Cristo, che si è fatto “piccolo” per noi: l’umiltà proclamata da Gesù è “servizio”. Anche la Chiesa deve essere umiltà e servire per amore.

L’attualità di Francesco è raccolta nel messaggio implicito nel “Cantico delle creature”, dove è espresso un modo diverso di vedere il creato: contemplarlo, anziché possederlo: da qui parte la salvaguardia del creato. Infine, Francesco può essere considerato “il volto della misericordia di Dio”: non il rimprovero, ma l’amore opera il miracolo della conversione.

L’ultimo richiamo di Francesco che padre Raniero propone è il presepio, iniziato a Greccio tre anni prima della morte. Francesco vuole mostrare che il Natale non è solo l’occasione per piangere sulla povertà di Cristo, il bambino che giace in una mangiatoia, ma è anche una festa di gioia e di commozione perché esprime l’amore del Salvatore che si è fatto povero per noi.

La competenza teologica e la cultura dell’autore propongono un quadro affascinante del grande Santo, che nella sua povertà ha imitato Gesù ed è tuttora punto di riferimento per i suoi preziosi insegnamenti, espressi sia nella vita concreta, sia negli scritti che nelle composizioni poetiche.

Raniero Cantalamessa “FRANCESCO D’ASSISI” – Il genio religioso e il santo – Áncora – euro 19.50

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

18 Ottobre 202 a.C. battaglia di Zama. Scipione l'Africano sconfigge Annibale, assicurando la vittoria alla Repubblica romana

Social

newFB newTwitter