Como, 16 novembre 2019   |  

Il cinema dei Papi

di Gabriella Stucchi

Il testo onora il 60.mo anniversario della fondazione della Filmoteca Vaticana, il prossimo 16 novembre

Il cinema dei Papi

L’autore, mons. Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, dedicato al rapporto Chiesa e cinema, nell’Introduzione definisce il testo “ultimo sviluppo di un lavoro di ricerca sulla relazione tra la Chiesa e il cinema”, iniziato nel contesto di un “interesse” coltivato con i ricercatori raccolti con Francesco Casetti attorno alla rivista “Comunicazioni sociali” dell’Università Cattolica di Milano.

Attraverso la documentazione, in gran parte inedita, proveniente dagli archivi vaticani, l’autore ricostruisce il rapporto tra cinema e Chiesa attraverso le figure dei pontefici, partendo da Pio XII, che definisce “papa del cinematografo” perché “sperimentò con audacia le frontiere aperte della nuova comunicazione” (anche attraverso la radio e la televisione). Fu proprio papa Pacelli a istituire la Cineteca Vaticana e a istituire la Pontificia Commissione per la Cinematografia Didattica e Religiosa, che diverrà, nel 1954, Pontificia Commissione per la Cinematografia, la Radio e la Televisione. Due i film-manifesto del pontificato pacelliano: “Pastor Angelicus” (1942) e “Guerra alla guerra” (completato nel 1948) in cui il papa è presentato come l’unica autorità capace di assicurare la pace e l’ordine, non solo in Italia, ma nel nuovo contesto post-bellico. L’apertura nei confronti del cinema è evidenziata soprattutto da “Due discorsi sul film ideale” (1955): l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della comunicazione è rivolto all’intera società. Nel 1949 nasce l’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) che promuove la realizzazione di sale della comunità. Con l’enciclica “Miranda prorsus” del 1957 Pio XII intende controllare la modernità espressa dai nuovi mezzi di comunicazione, ma insieme si riconoscono questi strumenti come espressione di un mondo moderno in un periodo di mutamenti epocali.

L’autore descrive poi i vari passaggi che si sono registrati per l’istituzione della Filmoteca Vaticana, iniziata con Pio XII e conclusa con lo statuto di Giovanni XXIII nel 1959 con l’intento di “raccogliere e conservare film e registrazioni che hanno attinenza alla vita della Chiesa”. Il patrimonio in essa conservato è di grande valore storico-documentale.

Mons. Viganò s sofferma a sottolineare il posto importante che ebbe la televisione nel pontificato di Roncalli, ma senz’altro fondamentale è quello del cinema, per il quale nutrì curiosità, al punto di assistere con frequenza nelle sale a proiezioni di film vicini alla sua sensibilità. Non mancò di criticare spettacoli indecenti e nei suoi diari si trovano notazioni su film e registi, critiche o lodi, ammonimenti e incoraggiamenti. Va segnalato il film “Pastor angelicus” visto due volte nel 1947 (l’autore fa molte citazioni al riguardo di altri film). Non va poi tralasciata la nomina di Roncalli a patriarca di Venezia, dove si svolge la Mostra internazionale del cinema, durante la quale egli faceva discorsi al mondo del cinema, per il quale esprimeva entusiasmo, ottimismo, pur non condividendo alcuni contenuti. Si trattava di “responsabilità” personale di fronte ad un servizio di cultura, di arte e di bellezza.

L’autore traccia i cambiamenti rivelatisi nell’ambito cinematografico nel corso di quegli anni, rilevando come l’Italia dagli anni Sessanta rappresenti il mercato cinematografico maggiormente significativo. Giovanni XXIII ricevette molti scritti di riconoscenza per il motu proprio “Boni pastoris” (anche da Montini) che portava innovazioni rilevanti all’interno delle Commissioni, tra cui quella relativa al Cinema, con nomine, organismi per la discussione sui documenti relativi ai mezzi di comunicazione, fino ad istituire un Segretariato preparatorio per la stampa e lo spettacolo fra i dodici Organi preparatori del Concilio.

Un intero capitolo è dedicato alla Filmoteca Vaticana, dalla nascita, con le inevitabili problematiche tecnico-amministrative, all’attività che riscosse grande favore dalla stampa internazionale, anche per il rilievo nella storia del cattolicesimo. L’autore descrive il patrimonio contenuto, la conservazione del materiale, la catalogazione, con i nomi di importanti collaboratori.

Nel libro è proposta una documentazione accurata della Filmoteca Vaticana, che mostra l’efficacia della sinergia tra intuizione intellettuale, ricerca storica, promozione culturale e pratiche archivistiche in cui il principio religioso si apre alla modernità dei mezzi di comunicazione e in particolare della cultura cinematografica.

Dario Edoardo Viganò “Il cinema dei Papi” Marietti 1820 – euro13.00

 

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