Como, 27 novembre 2016   |  

Il nuovo Vescovo di Como nel ricordo di un fedele amico d'infanzia

di Donatella Salambat

Domenica 27 Novembre, la Chiesa comasca farà festa a monsignor Oscar Cantoni, dopo avere salutato il suo predecessore monsignor Diego Coletti. Comolive ha raccolto la bellissima e umanissima testimonianza di chi, fin dalla gioventù, ha avuto modo di frequenatre il nuovo Pastore.

Cantoni e Ciapessoni

A sinistra il vescovo Oscar Cantoni a destra Paolo Ciapessoni

Domenica 27 Novembre, sarà un giorno di festa e allegria per la Chiesa di Como, che accoglierà Oscar Cantoni, successore di monsignor Diego Coletti, che ha rimesso il mandato per raggiunti limiti d'età lo scorso mese di Ottobre.


Monsignor Cantoni nasce a Lenno il 1° Settembre 1950 e all'età di 8 anni si trasferisce con la famiglia nella vicina Tremezzo. Dopo gli studi classici al Collegio Gallio dei Padri Somaschi di Como, nel 1970 entra al seminario diocesano ed il 28 giugno 1975 viene ordinato presbitero di Como dal vescovo Teresio Ferraroni.
Assume vari incarichi, ma soprattutto si impegna nel mondo giovanile. L'11 luglio 2000 Giovanni Paolo II gli conferisce il titolo di prelato d'onore di Sua Santità e nel 2003 è nominato vicario episcopale per il clero. Il 25 Gennaio 2005 è eletto alla sede vescovile di Crema.


Durante gli anni d'episcopato, fa distribuire, davanti ai supermercati e ai centri commerciali della diocesi, l'opuscolo “Ti scrivo da amico” ed intraprende un giro di lunghe visite pastorali nelle varie parrocchie. Nel 2009, attento alle problematiche degli anziani, fonda la Uni-Crema, una “libera università per l'età adulta”.
In questi giorni, in cui fervono i preparativi per l'accoglienza del nuovo Vescovo e molti fedeli s'interrogano sulla figura del nuovo Pastore, siamo riusciti a prendere contatto con un amico, fin dagli anni dell'infanzia, di monsignor Oscar Cantoni. Si tratta di Paolo Ciapessoni, persona garbata quanto schiva, per anni docente delle scuole medie e sindaco di Tremezzo dal 1985 al 1990, il quale ci ha gentilmente rilasciato, dopo una pressante nostra richiesta, la testimonianza della bella amicizia che lo lega al nuovo Vescovo. Eccola.

“Dura da oltre mezzo secolo l'amicizia con don Oscar, un'amicizia maturata col tempo, con le diverse esperienze vissute e con l'età. Quel bambino riservato, nuovo per noi Tremezzini (eravamo alla fine degli anni Cinquanta), aveva iniziato a frequentare assiduamente la chiesa, quando ancora il Concilio e i conseguenti mutamenti profondi (anche nella semplice vita parrocchiale) erano "in mente Dei"; si staccava dal gruppo. Talvolta lo vedevo un po'come un'eccezione e lo guardavo con qualche sospetto, come capita nel mondo dei bambini. Affrontava, da ragazzino, gli studi delle scuole medie: era più incline alle "humanae litterae" che agli aridi numeri, mostrava maggior attitudine al divertimento "serio" (a noi appariva "serioso") piuttosto che ai giochi di squadra, preferiva il pianoforte e il canto alle sudate partite al pallone nel campetto polveroso, frequentava più facilmente l'agiografia (e chi si scorda San Pio X?) piuttosto che il variegato e profano passatempo dei coetanei. Era l'età in cui ci si studiava vicendevolmente; notavo che aveva il dono di coinvolgere con entusiasmo gli altri con le I sue iniziative che "bazzicavano" sempre attorno alla chiesa, all'oratorio: era inconsapevolmente un punto di riferimento, talvolta un pò noioso per gli schemi vivaci dell'età. Durante il periodo degli studi superiori, anche per maturazione naturale, ci si avvicinava maggiormente: era il tempo delle comuni esperienze nella musica, nel coro, ||| nei gruppi, quindi il tempo dei confronti serrati su esperienze della nostra vita che ci proponevano problemi e difficoltà, oltre alle piccole gioie per il "lavoro compiuto". "Eccomi !" Sembrò proprio dire don Oscar quando affrontò l'esperienza del Seminario. Le amicizie, anche comuni, si ampliarono durante la sua ;:;";;c; lunga e proficua preparazione al sacerdozio; fu un arricchimento reciproco perché ciascuno di noi sapeva di poter contare sull'altro, sugli altri alla Sua ombra. Non mancarono, comunque, confronti appassionati. Si "Eccomi!" Sembrò così testimoniare col "farsi prete"e io gli dicevo che bisognava essere "santamente folli" per affrontare una missione così. Quando la mia strada mi portò a formare la famiglia, era felicemente entusiasta di continuare ad essere per noi un amico importante, di condividere le gioie dei figli che nascevano e crescevano o i primi dolori che lasciavano il segno. "Eccomi!" Sembrò esclamare quando il servizio in Seminario e in Diocesi prese consistenza ed assorbì abbondantemente tempo, energie e carica spirituale: ormai discutevamo spesso sul fatto che un Sacerdote come lui dovesse "tenere i piedi per terra", considerare che la vita esterna al Seminario è ancora più "infarinata" di piccole o grandi miserie, che nell'esperienza umana non tutto è "ascesi". Non su tutto siamo stati d'accordo nel passato o lo siamo oggi: essere amici significa proprio anche poter sostenere idee diverse purché si sia alla ricerca di Chi è veramente la Verità. Ormai siamo ai nostri giorni; a don Oscar, che desiderava avere la cura di una parrocchia, hanno affidato centinaia di parrocchie, una diocesi dove fare il pastore buono. E allora, caro don Oscar, anche se nella nostra chiesa di Tremezzo ti vedremo meno frequentemente, anche se le camminate sulle nostre montagne (durante le quali per la fatica, il male ai piedi dovuto a scarpe inadatte, solevi ripetere una sofferta litania laica "eccoci, eccoci!") saranno meno numerose, anche se gli incontri si diraderanno per ovvi motivi pastorali, può e deve continuare un'amicizia di oltre mezzo secolo, accanto a vecchie e nuove amicizie, qui e dove il Signore ti porterà.”

Come quello degli altri suoi 225 confratelli (in Italia le diocesi sono 226), il compito che attende di svolgere monsignor Cantoni sulle rive del Lario e in Valtellina, non è dei più agevoli in questo nostro tempo: riuscire, nella misericordia, a dare aiuto ai tanti che lo chiedono dimostrando che il Vangelo è la risposta ai tanti perché dell'uomo. Concetti più semplici da scrivere che da far accettare e praticare.

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