Trento , 11 agosto 2019   |  
Cronaca   |  Chiesa

In Trentino i Focolarini tornano alle origini

di Donatella Salambat

Chiude domani, domenica 11 Agosto, la "Mariapoli europea" che, in un mese, ha visto la presenza di 2.800 persone provenienti da tutti i continenti. Il messaggio della presidente, Maria Voce: una speranza che nasca da una vita evangelica autentica

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crediti www.focolaritalia.it

A Tonadico nella valle del Primero nelle Dolomiti chiude domani, domenica 11 Agosto (era stata aperta il 14 Luglio scorso), la prima Mariapoli Europea dal titolo: “Puntare in alto”.  Si tratta di un'esperienza unica e coinvolgente dove i partecipanti, provenienti da tutti i continenti, hanno riscoperto i valori fondanti dell'Europa, che attraversano un periodo di forte crisi.

È proprio nelle valli trentine, più precisamente nella baita "Paradiso", che, nel 1949, Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, ebbe la percezione e l’importanza dell’Opera che avrebbe fatto nascere. La Mariapoli che si è svolta in queste quattro settimane in Trentino è una sorta di città temporanea che ha attratto migliaia di persone accomunate da un grande rispetto reciproco e da un forte senso di fraternità.

Infatti, la valle Primero ed in particolare la località di Tonadico, fu tra il 1949 ed il 1959, il cuore pulsante del Movimento che accolse tantissime persone incuriosite o attirate dalla spiritualità e dai valori del Movimento. Così i Focolarini hanno deciso di rinnovare e celebrare quel primo raduno ritornando nelle valli trentine dove tutto ebbe inizio.

La redazione di Alpi Media Group ha avvicinato Maria Voce, attuale presidente del Movimento, la quale partecipò alla Mariapoli del 1959 ed ora spiega il senso di questo ritorno alle origini in terra trentina.

Perché per il meeting storico dei Focolari si è deciso, proprio in questo momento, di prendere come tema l'Europa? C'è una causa-effetto con il dibattito politico in corso?

Due anni e mezzo fa, durante una riunione internazionale del Movimento dei Focolari ci siamo interrogati sulle nostre diversità culturali e, forse per la prima volta, ci siamo resi conto che queste diversità non erano soltanto – come ci insegna la nostra spiritualità – un arricchimento, ma potevano essere anche causa di difficoltà nei rapporti personali tra di noi. Ci siamo chiesti che cosa potevamo fare ed è venuta fuori l’idea di fare una Mariapoli a livello europeo con l’obiettivo di dimostrare che le diversità possono essere veramente un dono, un’opportunità di incontro per le persone di tanti Paesi e di tutte le età, professioni, fedi. Ci troviamo per di più ora, in questo momento storico, in cui, in Europa e non solo, stanno venendo fuori dei risvegli di correnti nazionaliste che sembrano rispondere a delle situazioni di insicurezza o di mancanza di riconoscimento dei diritti dell'una o dell'altra parte. Ma in realtà vanno contro a quella che è l'esigenza fondamentale dell'umanità, cioè di ritrovarsi tutti insieme come unica famiglia umana.

La prima Mariapoli alla quale prese parte fu quella del 1959 a Primero (Trento). A distanza di 60 anni, come primo successore di Chiara: che cosa significa per lei presiedere tale evento?

L'esperienza delle Mariapoli è cominciata nel 1949 quando Chiara con le sue prime compagne si ritirarono per riposare in una piccola baita di proprietà dei parenti di una di loro e passarono qualche tempo in riposo lì, nella valle di Primiero. E quel momento di convivenza, basato unicamente sulla vita evangelica, vissuta giorno per giorno e sull'amore reciproco continuo, è stata un’esperienza straordinaria della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Di conseguenza è stato quasi spontaneo ripetere questa esperienza, estate dopo estate, fino al 1959, e ogni estate il gruppo aumentava. Non si trattava più soltanto di focolarini, ma anche di persone che avevano conosciuto durante l'anno l'esperienza di vita evangelica vissuta da loro e che volevano condividere questo momento. La mia prima Mariapoli è stata proprio quella del 1959. Io avevo conosciuto il Movimento dei Focolari e ne ero stata pienamente coinvolta nel Maggio di quello stesso anno. In Luglio ho conseguito la mia laurea in giurisprudenza all'Università di Roma e il giorno stesso della laurea mi ricordo che ho scritto ai miei genitori chiedendo come regalo per questa laurea di poter partecipare alla Mariapoli di Fiera di Primiero. È logico che sento una certa commozione nel tornare qui ad una Mariapoli dopo 60 anni. Ma non è un sentimento nostalgico. È la gioia di costatare che dalle prime Mariapoli è nato un Movimento che ormai su livello mondiale si impegna a vivere per rapporti di fraternità.

Rispetto a quelle del passato quali novità presenta la Mariapoli 2019? Quale alternativa dà la Mariapoli europea?

Alla Mariapoli Europea 2019 hanno partecipato circa 2800 persone provenienti da 38 Paesi, anche da altri continenti, con 35 lingue diverse. Abbiamo sperimentato che essa è una convivenza che va al di là delle nazioni, che non ha muri, che non ha confini, che accoglie tutti. L'esperienza di una unità in cui la diversità non è solo accettata ma diventa motivo di arricchimento per tutti. Quindi una diversità in cui ognuno cerca di far valere il meglio dell'altro, in cui ogni persona è attenta perché l'altro possa esprimersi, possa manifestare le sue ricchezze, la sua cultura, la sua bellezza, le sue caratteristiche, le sue particolarità diverse. E se ognuno è proteso a fare questo nessuno sentirà più il bisogno di rivendicare la propria identità perché la propria identità gli viene riconosciuta, valorizzata, arricchita nell'unità. Ed è questo quello che la Mariapoli europea è stata: sperimentare con la vita una frase che Chiara Lubich diceva ancora nel 2004: "La più alta dignità per l'umanità sarebbe quella di non sentirsi un insieme di popoli spesso in lotta fra loro, ma per l'amore vicendevole un solo popolo arricchito dalla diversità di ognuno e per questo custode nell'unità delle differenti identità".

Quali sono gli obiettivi che il Movimento internazionale dei Focolari ritiene urgenti da raggiungere?

Il Movimento prima di tutto cerca di offrire una visione alta, una visione che guarda lontano: la visione cioè di un mondo dove la fraternità sia vissuta in maniera sempre più vasta. E il Movimento non dà soltanto la visione ma propone anche i mezzi per raggiungere questa visione, cioè uno stile di vita per costruirla giorno dopo giorno. Tutto questo si attua attraverso una rete globale, perché il Movimento è esteso in tutto il mondo, e attraverso una serie di esperienze, di iniziative, di buone pratiche che vengono condivise e che accrescono la speranza perché fanno vedere la possibilità che questa fratellanza universale si realizzi.

In una Chiesa, oggettivamente in affanno, quale contributo possono e devono dare i Movimenti ecclesiali?

Speranza! Ma una speranza che deve nascere da una vita evangelica autentica. E dell’autenticità fa parte anche la capacità di riconoscere e ammettere le proprie fragilità e di convertirsi.

download pdf Carta d'identità di Maria Voce

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