Trento, 13 aprile 2019   |  

La montagna come cura

Luigi Festi, chirurgo varesino e Presidente della Commissione medica del CAI, coordinerà, il 1° Maggio, una tavola rotonda sui benefici e i rischi della Montagna-Terapia.

MONTAGNA TERAPIA

Il primo Maggio, nel contesto del Trento-Film-Festival, è organizzata una Tavola Rotonda dedicata alla Montagna-Terapia, di cui sarà moderatore il Dott. Luigi Festi, Chirurgo dell’Ospedale di Circolo, impegnato anche come Presidente della Commissione Medica Centrale del CAI (Club Alpino Italiano).

L’obiettivo dell’incontro è quello di valutare i progressi ottenuti negli ultimi anni sul fronte delle modalità con cui la Montagna-terapia viene proposta nel nostro Paese, nel tentativo di armonizzare e coordinare le iniziative spontanee nate in ogni parte d’Italia.

Da alcuni anni, infatti, in collaborazione con il CAI, si sono sviluppate varie esperienze in cui il soggiorno in un ambiente di montagna viene proposto come terapeutico per vari tipi di disturbi e patologie caratterizzate da disabilità fisiche o psicologiche/psichiatriche, sia congenite che acquisite. Queste iniziative devono però rispondere ad alcuni requisiti importanti, tenuto conto dei rischi a cui un soggiorno in montagna può esporre.

«Da alcuni anni è emerso, ed è stato parzialmente validato all’estero, un nuovo approccio alla disabilità temporanea o permanente utilizzando una medicina che si basa sulla frequentazione della montagna, intesa come luogo ideale di riappropriazione e di raggiungimento di uno standard di vita il più possibile vicino a quello fisiologico. – spiega il Dott. Festi - Il grande vantaggio di questa terapia sta nel costo estremamente ridotto, in rapporto ai benefici che ne possono derivare. Studi effettuati negli Stati Uniti su reduci dalla guerra in Afghanistan, che sono stati accompagnati in ambiente impervio montano, in gruppi e sotto controllo medico e di guide del territorio, hanno dimostrato un più veloce reinserimento nel sociale ed un uso più razionale e attento di farmaci antidepressivi e psicotropi in senso lato».

La terapia al vaglio consiste quindi nella possibilità, in contesti controllati e monitorati, di ripresa o di nuovo inserimento nelle normali attività sociali e funzionali, operando nel contesto montano sotto la guida di esperti sanitari e del territorio.

«Già da alcuni anni sono nate nel nostro paese iniziative congiunte con il Club Alpino Italiano che hanno l’intento di inserire i soggetti affetti da disabilità nell’ambiente montano per una riabilitazione psico-motoria più veloce ed efficace, in alcuni casi con risultati definiti ottimi. – continua Festi - Si è coniato quindi il termine di Montagna-Terapia per indicare una fonte di cura efficace per i pazienti ma anche in grado di ridurre i costi dovuti all’uso di farmaci, così come all’impegno di strutture dedicate alla fisio-terapia e alla riabilitazione motoria. Il nascere entusiastico di tante realtà dedicate a questo aspetto, però, ha portato il dott. Festi, già due anni fa e nel contesto della medesima manifestazione, ad evidenziare la necessità di un tentativo di classificazione e revisione, nell’intento di formulare delle linee-guida specifiche per il trattamento di ogni patologia, e di evidenziare eventuali criticità, pericoli e controindicazioni».

La montagna resta, infatti, un ambiente a rischio, tanto più negli ultimi anni caratterizzati da grandi cambiamenti climatici: «sommare il rischio ambientale a disturbi della psiche o a difficoltà di movimento - tiene a precisare Festi - può essere controproducente ed inficiare l’idea di partenza nella quale tutti noi, che ci occupiamo di Medicina di montagna, abbiamo creduto fin dall’inizio».

“In questi due anni sono stati fatti importanti passi avanti ed è per questo motivo che, nel contesto del Trento-Film- Festival 2019, verrà nuovamente riproposta la Tavola Rotonda sulla Montagna-Terapia. L’intento sarà quello di valutare i progressi ottenuti nel tentativo di armonizzare e coordinare le tante iniziative spontanee nate in ogni parte d’Italia. La Montagna-Terapia deve essere validata ed attentamente utilizzata, così come una qualsiasi terapia in ambito medico, analizzando, caso per caso, le indicazioni e i possibili benefici, ma anche i possibili pericoli e le contro-indicazioni, basandosi su dati scientifici certi e riproducibili ”.

Fondamentale allo scopo resta la sinergia tra il mondo medico e quello escursionistico/alpinistico, con l’intento di raggiungere l’obiettivo di un più attento, razionale ed efficace trattamento riabilitativo o curativo.

“In questi due anni la Presidenza Generale del Club Alpino Italiano, tutti gli organi direttivi ed anche i singoli soci e le sezioni del CAI, hanno contribuito ad una prima revisione e classificazione delle varie esperienze terapeutiche, indispensabile per una raccolta dati efficace e utile per un implemento, una capillare diffusione,ed una maggiore appropriatezza di trattamento. Compito dei partecipanti all’incontro del primo maggio sarà dunque quello di valutare i progressi compiuti e indicare le future prospettive di un trattamento terapeutico di enormi potenzialità”.

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