Milano, 09 ottobre 2017   |  
Politica   |  Cronaca

Maroni e Brivio spiegano il voto elettronico del 22 Ottobre

di Alberto Comuzzi

Il Presidente di Regione Lombardia e il Presidente dell'Associazione dei Comuni lombardi soddisfatti del lavoro svolto dalla cabina di regia allestita per introdurre anche in Italia, per la prima volta, un sistema di voto snello e dai risultati immediati.

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Il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni (quarto da destra) e il presidente dell'Associazione Comuni di Lombardia, Virginio Brivio (terzo da destra) all'incontro di presentazione del voto elettronico.

Roberto Maroni e Giovanni Fava, rispettivamente presidente e assessore all'Agricoltura di Regione Lombardia con Virginio Brivio, sindaco di Lecco e presidente dei Comuni lombardi, hanno lunedì pomeriggio 8 Ottobre a Palazzo Lombardia in Milano, hanno presentato le modalità del voto elettronico, in programma per la consultazione referendaria del 22 Ottobre, a sindaci, dirigenti e personale impegnato a vari livelli negli uffici elettorali.

Il presidente Maroni s'è prestato a fare da testimonial diretto dell'innovativo sistema: «È la prima volta che in Italia si sperimenta il voto elettronico e per il quale è stata messa a punto una macchina complessa articolata in oltre 9.000 seggi elettorali», ha detto, visibilmente soddisfatto, Maroni, che ha confidato di avere avuto pure i complimenti del Ministro dell'Interno. «Nessun aiuto economico ci è giunto dal Governo», ha aggiunto Maroni, «il quale, per bocca del Responsabile del Viminale, ha però manifestato interesse all'innovativo sistema di voto non escludendo di utilizzarlo in futuro a livello nazionale».

Dal canto suo Virginio Brivio ha colto l'occasione per ringraziare ed elogiare il lavoro dei tanti impiegati comunali che, nel corso delle consultazioni elettorali, si prodigano per consentire a milioni di cittadini di esprimere il voto. «La cabina di regia che siamo riusciti a realizzare tra tutti i soggetti istituzionali preposti a gestire le consultazioni elettorali», ha spiegato il Presidente dell'Associazione dei Comuni di Lombardia, «ha funzionato efficacemente confermandosi uno strumento tecnico di primaria qualità».

L'elettore, entrando in cabina elettorale, si troverà davanti una macchina sul cui display apparirà una schermata con tre opzioni: "Sì", "No", "scheda bianca". Digitando su una delle tre opzioni esprimerà la propria preferenza. In caso d'errore (o ripensamento) l'operazione potrà essere ripetuta, ma una sola volta. Dopo 5 secondi il presidente di seggio, avvertito da una spia verde luminosa sistemata su un piccolo congegno ubicato all'esterno della cabina, confermerà l'avvenuta operazione di voto.

Prima di lasciare il seggio all'elettore sarà consegnato un documento con un timbro della Regione (lo Stato non ha concesso timbri non trattandosi di consultazione nazionale) a conferma dell'avvenuto esercizio di voto. La scheda elettorale non è quindi necessaria, se non per il numero di seggio indicato in calce, che il cittadino deve ricordare per non trovarsi a vagare nei corridoi della scuola in cerca dell'aula dove è allestito il suo seggio.

Nelle cabine elettorali dove si recheranno i cittadini dei 17 Comuni interessati a fusioni o accorpamenti saranno due le macchine attraverso le quali essi esprimeranno il voto: una per il referendum consultivo e l'altra per la fusione.

In caso di avaria della macchina, la società che ha realizzato il software s'è impegnata a raggiungere il seggio nell'arco di mezz'ora.
L'80 per cento dei rimborsi previsti per le spese che i singoli Comuni affrontano per il referendum consultivo del 22 Ottobre sono già stati erogati dalla tesoreria regionale. Fare opposizione ad una Giunta lombarda come l'attuale diventa oggettivamente sempre più difficile.

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