Como, 18 novembre 2020   |  

Omicidio irrisolto

di Gabriella Stucchi

“Omicidio irrisolto”: dal titolo si comprende il contenuto del romanzo che lo psicoterapeuta lecchese Enrico Magni ricostruisce attraverso le indagini, gli atti giudiziari e il processo che si concluse con l’assoluzione dell’unico imputato.

Omicidio irrisolto

I nomi sono di fantasia: Chiara diventa Mary, ma i luoghi sono gli stessi in cui si è verificata la dolorosa vicenda che pone fine alla vita di una ragazza di Bellano, di soli trent’anni: gli occhi azzurri, il sorriso timido, un disagio psichico sviluppato dopo un anno trascorso a Londra. I protagonisti sono gli autori del crimine di cui non si è trovato il colpevole, nonostante i numerosi processi.

L’autore, Enrico Magni, psicologo e criminologo, che ha operato presso il Servizio Sanitario Nazionale della provincia di Lecco e presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera di Lecco, ora libero professionista, iscritto all’albo dei periti - CTU- presso il Tribunale di Lecco, descrive con precisione l’evento.

Si inizia il tardo pomeriggio dell’ultimo sabato di novembre, nella sede di un’associazione dedicata all’arte marginale e diversità sociale, sulla riva del lago. Mary, terminato il liceo, è attratta dalla fotografia e frequenta l’associazione; quel sabato entra verso le diciassette, dialoga un poco con gli amici, guarda con soddisfazione le sue foto sui pannelli, esce; piove molto e il vento è forte.

I volontari chiudono, convinti di rivedere Mary il lunedì per l’incontro con lo psicoterapeuta per accordarsi sulla mostra. Ma non arriva e al bar del paese si sente parlare della scomparsa di Mary, che viene confermata qualche giorno dopo dalla madre.

Trasferitasi a Londra per qualche anno, vive delle esperienze personali devastanti, con compagni di viaggio ingannevoli, poveri, tra cui un giovane musicista tossico. É attratta da musica e suoni, ma pure manipolata, partecipando a riti satanici, in un clima del tutto diverso da quello in cui era cresciuta.

L’autore ricostruisce con scrupolosità il tempo del rientro da Londra e, grazie alle dichiarazioni del padre, le ultime ore di Mary (in cura per problemi di carattere psichico). Quel sabato sera Mary era uscita da casa il trenta novembre duemiladue alle ore ventidue per andare con Silvia, una ragazza con difficoltà fisiche, a Delebio al pub La Vespa, dove suonava Giorgio, fotografo; insieme a loro Alex e Max. Finito lo spettacolo, Max dice che tornarono a Dervio, poi Mary partì per Bellano: stava bene. I genitori denunciano la scomparsa della figlia, ma i carabinieri richiedono tempo per l’indagine.

Dopo tre anni dalla scomparsa, è opinione diffusa che Mary se ne fosse andata di sua volontà, ma i genitori mai avevano cessato di cercarla, ricorrendo persino all’uso di un camper: erano convinti che fosse finita nel lago. Il pomeriggio dell’undici settembre duemilacinque il corpo e l’auto di Mary riemergono dal lago nel luogo indicato da una sensitiva, alla presenza di telecamere, forze dell’ordine e curiosi, perché ormai la notizia era diffusa ovunque. Molto toccante la descrizione delle posizioni delle membra e degli abiti di Mary, il cui corpo viene riconosciuto dal padre il quindici settembre duemilacinque; manca però la borsa con portafoglio e telefonino. I rilievi del perito convincono gli inquirenti che qualcuno aveva posto Mary sul sedile di guida della macchina, poi gettata nelle acque del lago con la marcia in folle e con le luci accese.

L’autore raccoglie le testimonianze di amici e frequentatori del pub. Rileva la frequenza nella zona Mandello- Brianza di riti satanici con consumo di droga da parte di un gruppo di amici, di cui fa parte anche Alex, l’amico di Mary. In particolare la villa ottocentesca di Bindo a Cortenova era considerata la casa dei fantasmi. Anche Mary a Londra era stata terrorizzata da una di queste sette. Le cronache dei giornali locali in quel periodo riportano fatti riguardanti riti nei luoghi di Santa Cecilia in Dervio, dove sono stati trovati il corpo e l’auto di Mary, nel duemiladue.

Le sentenze successive riguardo al modo in cui l’auto si inabissò nel lago lasciano l’autore molto sconcertato perché mostrano che gli inquirenti hanno operato male, non facendo gli approfondimenti adeguati. L’analisi biologica del corpo è stata utile per riconoscere che Mary non ha subito violenze, ma non è servita per stabilire quando fosse finita nel lago.

Magni continua a lavorare sulle dichiarazioni acquisite e scopre che Alex ha preso l’iniziativa di andare a cercare Mary con l’aiuto di Max, quindi partirono. Secondo gli inquirenti furono Alex, Ambrogio e Max a gettare Mary nel lago, testimonio oculare Marco.

La corte però sostiene di non avere prove e testimonianze consistenti, perché confuse, quindi non colpevolezza per mancanza di prove. I legali e i familiari di Mary non fecero ricorso.

La descrizione di Magni è molto precisa e chiara; la lettura serve non solo per ridare la dovuta dignità a Chiara (Mary), ma anche per comprendere l’ambiente perverso da cui scaturì il grave omicidio.

Enrico Magni “Omicidio irrisolto” – Segmenti – euro 15.00

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