Como , 06 settembre 2018   |  

Padre Pino Puglisi, supereroe e rompiscatole

di Gabriella Stucchi

L’autore Marco Pappalardo, catanese, giornalista e insegnante di Liceo, propone un “diario personale” di padre Pino Puglisi, immaginando che sia lui stesso a raccontare la propria vita. Tanta è la fedeltà con cui sono raccontati i fatti avvenuti, in cui si evidenziano in corsivo le sue parole.

Padre Pino Puglisi

La nascita a Brancaccio, terzo di quattro figli; il padre Carmelo calzolaio, la madre Giuseppina sarta. Pregare, studiare, lavorare, accogliere gli altri: sono i punti cardine dell’educazione familiare. Vive in una casa umile, finché la partenza del padre per la guerra costringerà ad andare in campagna. Poi il ritorno in un altro quartiere, la funzione di chierichetto nella chiesa di San Giovanni Bosco, la frequenza di un istituto magistrale. Il pensiero di diventare prete, come desidera la mamma, il sostegno del parroco padre Calogero, che lo aiuta nello studio del latino e del greco per entrare in seminario. La decisione è presa, la vita in seminario ha ritmi intensi, ma Pino, che ironicamente si firma con 2P (Pino Puglisi), di fronte alle inevitabili incertezze avverte che cresce in lui l’amore per il Vangelo e Gesù diventa un amico vicino. Dopo sette anni di Seminario diventa sacerdote, nel Santuario della Madonna dei Rimedi. D’ora in poi è Padre Pino Puglisi (3P). Sull’immagine c’è la scritta: “O Signore, che io sia strumento valido nelle tue mani per la salvezza del mondo”.

Una “missione impossibile”: al quartiere palermitano di Settecannoli, ambiente di degrado e povertà, poi all’Istituto Roosevelt che dà assistenza a centinaia di orfani, dove toglie la tonaca e indossa abiti sportivi per ascoltare ognuno di loro. Nel 1968 è tra i terremotati della Valle del Belice: esprime vicinanza, distribuisce cibo, medicine, organizza serate di musica e canti: tutto per esprimere condivisione, compassione e infondere coraggio.

Nel 1970 è a Godrano, dove si fa fatica a farsi aprire la porta, ma i bambini hanno il cuore libero, si gioca, si parla del creato, si organizza un doposcuola in parrocchia, nasce una collaborazione con la Casa Madonna dell’Accoglienza, dove ci sono giovani madri che hanno bisogno di ascolto.

Nel 1993 padre Pino è nominato professore di religione al liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo. Si presenta con uno scatolone vuoto sotto il braccio e tra il silenzio di tutti lo posa per terra, lo pesta e lo schiaccia con un piede, presentandosi: “Io sono un rompiscatole”: un modo originale per comunicare, per farsi sentire uno di loro, tenendo però lo sguardo fisso sul Vangelo. Educa alla povertà, a tenersi lontani dal potere del denaro, dalla corruzione. Per le vacanze si organizza un campo estivo a Romitello, dove si parla di affettività, di sessualità, anche con l’aiuto di esperti. Ci sono pure le scalate in montagna, durante le quali si pregano le lodi al sorgere del sole, si mangia pane e cioccolato...A poco a poco Padre Pino riesce ad avviare alcuni ad attività di servizio nell’ospedale psichiatrico a Genzano di Roma.
Nel 1979 l’arcivescovo di Palermo, card. Pappalardo, chiede che si occupi dei giovani che vogliono diventare preti: sgomento per la scelta, ma poi disponibilità ad un impegno non facile. Ed ecco incontri, attività di gruppo, momenti di preghiera, volontariato, ascolto.

Nel 1990 il cardinale chiede a Padre Pino di tornare nella parrocchia in cui è nato, nel quartiere Brancaccio, perché c’è urgenza di un sacerdote che offra ai giovani la via del Vangelo e la necessità di sfuggire alla mafia e alle imprese criminali. Il primo incontro mette in luce la situazione: è “una terra di nessuno”. Le istituzioni sono assenti, ci sono povertà, lavoro nero, contrabbando, spaccio di droga, furti.
Da qui il progetto pastorale, che si può riassumere in otto parole (tutte hanno la P iniziale): presenza, perseveranza, preghiera, Provvidenza, partecipazione attiva, principi saldi, priorità, prevenzione. La priorità è data ai bambini.
Si chiariscono i singoli punti, sottolineando il valore del servizio stabile, reso gratuitamente, per aiutare con i fatti e nella verità. Nei pressi della parrocchia nasce il Centro “Padre nostro”, con lo scopo di parlare ai bambini della dignità, della famiglia, della solidarietà, del coraggio, del rispetto, della legalità e della giustizia, attraverso la fede. Padre Pino riesce anche a raccogliere soldi per rendere il Centro accogliente, con la collaborazione di suore dell’Ordine delle Sorelle dei poveri.

Purtroppo il rinnovamento che si è creato nel quartiere disturba la mafia. Padre Pino riceve telefonate e lettere anonime, minacce, danni all’auto, alla parrocchia, persino un pugno in faccia. Poi...la morte, proprio nel giorno del compleanno! La descrizione è ironica, ma racchiude un grande insegnamento: ”Donare con umiltà, condividere in libertà, servire gratuitamente”. Il gruppo dei giovani continua. Il passo che cita le parole di padre Pino sono chiare: “È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole..., non solo con cortei, denunce, proteste: le parole devono essere confermate dai fatti”. Vengono poi citati scritti su padre Pino di personaggi autorevoli: Giovanni Paolo II, papa Benedetto XVI, papa Francesco, Arcivescovi, il Presidente Mattarella, scrittori, giornalisti...

La forma originale con cui è espressa la vita di padre Pino, unita alle illustrazioni di Massimiliano Feroldi, rende il suo messaggio più che mai attuale e vivo: “Il bene vince il male e cambia i cuori!”

Marco Pappalardo “Padre Pino Puglisi” - Supereroe rompiscatole – Paoline- euro 11.90

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

26 Settembre 1973 muore a Roma, dove era nata nel 1908, Anna Magnani,  prima interprete italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il Premio Oscar (per il film La rosa tatuata) come migliore attrice.

Social

newFB newTwitter