Como, 23 febbraio 2018   |  
Politica   |  Opinioni

Quel chiaro oggetto del desiderio che è la Lombardia

di Alberto Comuzzi

La posta in gioco il 4 Marzo è, per gli elettori lombardi, se proseguire con una politica ad economia mista (Centrodestra) o statalista (Centrosinistra)

abquatdownload

John Maynard Keynes (Cambridge, 5 giugno 1883 – Tilton, 21 aprile 1946), teorico dell'economia mista

L'attenzione per le elezioni politiche nazionali sta oscurando quelle, non meno importanti, del rinnovo dei due consigli regionali della Lombardia e del Lazio. Ovviamente ci occupiamo di quelle di casa nostra: la Lombardia.

Qui la campagna elettorale per il ruolo di presidente s'è polarizzata attorno a due figure: Attilio Fontana, candidato per il Centrodestra e Giorgio Gori, candidato per il Centrosinistra. Il Movimento Cinque stelle e altre formazioni politiche non hanno alcuna possibilità di portare il loro candidato alla presidenza.

Ben lontani dal britannico fair play i due aspiranti presidenti se ne sono dette di santa ragione lasciando che i reciproci supporter divulgassero opinioni spesso più verosimili che vere. Spesso le campagne elettorali scivolano in bassezze e colpi sleali.

Gori di Fontana: è un razzista e – rivolto al cartello elettorale del presidente del Senato Grasso, Liberi e Uguali – chi non mi appoggia, da sinistra, sceglie un razzista.

Dai “Fontaniani” a Gori: ha venduto per anni a Berlusconi i deretani degli italiani (cioè i telespettatori che sprofondati sui divani guardavano i programmi di Mediset). Dal 1988 al 2001 Gori è stato dirigente di Mediaset e quanto più la sua creatività incideva sui programmi dei tre canali televisivi berlusconiani, tanto più aumentava il fatturato pubblicitario connesso allo share.

Al di là delle storie dei due aspiranti presidenti, i lombardi comunque sceglieranno un borghese: Fontana è un avvocato, due volte sindaco di Varese e già presidente del Consiglio regionale nella giunta Formigoni dal 2001 al 2006; Gori è un architetto che ha sempre lavorato nell'ambito della comunicazione fondando una società di produzioni televisive, curando l'immagine di Matteo Renzi e amministrando come sindaco per 5 anni la città di Bergamo.

È plausibile che tra due borghesi uno scelga l'originale, che non si vergogna di essere tale, come Fontana; e non Gori, che si mette a capo di un'area di centrosinistra, facendo finta di essere progressista, ma, di fatto, rappresentando quella parte di mondo radical chic che, almeno fino all'endorsement pro Berlusconi di Eugenio Scalfari, si riconosceva nella linea politica de “La Repubblica”.

Qualcuno s'è meravigliato perché il presidente del Consiglio, Gentiloni e ministri come Lorenzin, Martina ed altri sono scesi in campo a favore di Gori.

Più che il gioco delle parti (è ovvio che esponenti di primo piano del modo politico sostengano candidati che sono nella loro area, ci sarebbe da stupirsi se fosse il contrario) sì è trattato di un convinto appoggio che il Centrosinistra dà al proprio candidato perché conquistare la Lombardia vuol dire mettere le mani su una regione che è un vero e proprio Stato (10 milioni di abitanti) capace, con la propria economia, di produrre poco meno del 25 per cento del Prodotto lordo nazionale.

Giusto per far capire al lettore di che cosa stiamo parlando il Prodotto interno della Lombardia (circa 370 miliardi di euro all'anno) è il 10 % in più di quello dell'intera Austria, 20 % in più di quello danese, 30 % in più dell'irlandese, 8 volte quello della Bulgaria e della Croazia.

Brucia al Centrosinistra il fatto di non governare la Lombardia e il Veneto che sono le due regioni italiane che più di altre hanno le carte in regola per stare in Europa. A questo risultato, però, la Lombardia è giunta, oltre all'operosità dei suoi abitanti (artigiani e piccoli e medi imprenditori, soprattutto), grazie anche alle scelte delle giunte di centrodestra che da oltre vent'anni la governano.

Le opposizioni hanno fatto di tutto per mettere in cattiva luce le politiche di Formigoni e di Maroni e rabbiosamente hanno cercato pretesti, per esempio, per denigrare le scelte in materia di sanità, il servizio che più sta a cuore ai cittadini. Hanno dovuto però capitolare e mettere, come si suol dire, la coda in mezzo alle gambe, davanti all'impressionante numero di italiani residenti in altre regioni (Trentino compreso) venuti a farsi curare negli ospedali lombardi.

I governi Formigoni e Maroni hanno messo in campo, nei limiti consentiti dalle leggi dello stato, politiche a sostegno delle famiglie e delle nascite (fondo Nasko e buoni bebè), mentre hanno sempre osteggiato l'ingresso di stranieri non in grado di mantenersi. Le varie sinistre lombarde, in perfetta sintonia con quelle nazionali, hanno appoggiato l'arrivo di stranieri con politiche d'accoglienza indiscriminata che hanno pesantemente inciso sulla sicurezza e che determineranno lo spostamento di voti verso il centrodestra.

La scelta dei lombardi il 4 Marzo, in estrema sintesi, sarà o continuare sulla strada tracciata dal Centrodestra (Fontana:«Porterò avanti il lavoro cominciato da chi mi ha preceduto»), che significa larga autonomia, sostegno all'iniziativa privata, contenimento della spesa pubblica, o imboccarne una nuova proposta dal Centrosinistra, basata sull'antica ricetta dello statalismo. Tutto qui.

Noi che abbiamo i capelli bianchi e che abbiamo coscienza di che cosa sia lo statalismo restiamo fedeli agli insegnamenti paterni che ci ammonivano, saggiamente: «Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova».

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

22 Settembre 1499 con il trattato di Basilea la vecchia Confederazione, che ha dato origine alla Svizzera, diventa uno stato indipendente.

Social

newFB newTwitter