Milano , 03 febbraio 2020   |  

Rapina a mano armata in gioielleria. Arrestati due italiani

I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di San Donato Milanese, in collaborazione con i militari della Compagnia di Napoli Stella hanno eseguito, stamane lunedì 3 Febbraio,un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Milano per rapina a mano armata

I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di San Donato Milanese, in collaborazione con i militari della Compagnia di Napoli Stella, al termine di complessa e articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Milano su richiesta della locale Procura nei confronti di D. T., 37enne nato a Napoli, residente a Napoli, attualmente agli arresti domiciliari, pregiudicato per lesioni, stupefacenti, rapine e L. A., 29enne nato a Napoli, residente a Giugliano in Campania (NA), detenuto per altra causa, pregiudicato per rapine, stupefacenti e armi, resisi responsabili di un assalto armato in un’importante gioielleria di Segrate lo scorso 18 maggio, riuscendo a impossessarsi di gioielli per un valore commerciale pari a 25.000,00 euro.

Il 18 Maggio 2019 alle ore 10:30 circa i due malviventi sono giunti presso la gioielleria di Segrate a bordo di una Fiat Uno rubata e, dopo averla parcheggiata poco distante, sono entrati separatamente nel negozio.

Il primo ad entrare è D.T.  che mostra alla dipendente e coniuge del proprietario della gioielleria, un braccialetto tipo tennis, come scusa per attirare la sua attenzione. La donna però chiede l’intervento del marito perché più pratico. Dopo qualche istante fa ingresso il complice L. A., con un tutore del tipo “polsiera” per coprire un tatuaggio.

Quest’ultimo estrae subito dalla cinta dei pantaloni una pistola puntandola in direzione della dipendente che, spaventata, fugge nel retro del negozio venendo inseguita da T..

In quei frangenti L.A.  si avventa sul marito (76enne), puntandogli prima la pistola sulla tempia per poi spingerlo con veemenza verso il retro del negozio ove c’era anche il complice che li teneva in ostaggio. Nel frattempo Alamaro  estraeva dalla cassaforte, già aperta, dei rotoli di bracciali, catenine in oro giallo e bianco e dei girocolli, mettendoli dentro una borsa da supermercato tipo shopper, per poi fuggire assieme al complice.

Dopo la rapina veniva rinvenuta dai Carabinieri la Fiat Uno provento di furto utilizzata dai rapinatori e con a bordo abbigliamento vario da loro abbandonato. Le attività di indagine condotte dai Carabinieri, sotto la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Lodi, sono partite dalle analisi dei filmati di videosorveglianza, dai riscontri del DNA su alcuni capi di abbigliamento e dai riconoscimenti delle vittime: il ricordo dei rapinatori, durante quei momenti di terrore, è rimasto infatti inciso nella memoria degli anziani gioiellieri.

Attraverso l’acquisizione di una serie di registrazioni delle telecamere dei varchi, i Carabinieri sono riusciti a dimostrare che i rapinatori avevano una seconda vettura “pulita” d’appoggio, parcheggiata nelle vicinanze ed in precedenza già utilizzata per commettere il furto dell’auto utilizzata nella rapina.

Questa seconda vettura, una Mercedes Classe C era stata noleggiata D.T., controllato più volte a Napoli ed in giro per l’Italia a bordo del mezzo con altri presunti complici.

Gli arrestati infatti prendevano di mira le più importanti gioiellerie di tutta Italia: i due, nel mese di marzo scorso, hanno anche rapinato una gioielleria a Follonica con lo stesso modus operandi ed un altro locale in provincia di Pesaro e Urbino.

A casa dell’indagato, nel corso della perquisizione, i militari hanno sequestrato anche parte dell’abbigliamento con cui è stata commessa la rapina. Dagli accertamenti tecnici biologici eseguiti dal RIS di Parma sui capi di abbigliamento utilizzati dai rapinatori sono emersi due profili di DNA corrispondenti ai due arrestati a conferma della loro colpevolezza.

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