Como, 13 aprile 2018   |  
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Riflessioni sull'esortazione “Gaudete et Exultate”

di Alberto Comuzzi

Il documento di Papa Francesco è un invito a tutti i credenti che sono chiamati alla santità nel mondo contemporaneo

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Lunedì 9 Aprile è stata resa pubblica l'esortazione apostolica “Gaudete et exultate” che Papa Francesco ha scritto sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Come tutti i documenti pontifici il testo è ricco di penetranti concetti molti dei quali, di natura prettamente teologica, andrebbero volgarizzati da cultori della materia o da qualificati presbiteri.

Da orecchianti e non certo da esegeti della Parola del Papa vogliamo però soffermarci su alcuni passaggi dell'esortazione pontificia che ci hanno colpito. Dice Papa Francesco che «Il disegno del Padre è Cristo, e noi in Lui. In definitiva, è Cristo che ama in noi, perché “la santità non è altro che la carità pienamente vissuta”. Pertanto, “la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua”. Così, ciascun santo è un messaggio che lo Spirito Santo trae dalla ricchezza di Gesù Cristo e dona al suo popolo.

Per riconoscere quale sia quella parola che il Signore vuole dire mediante un santo, non conviene soffermarsi sui particolari, perché lì possono esserci anche errori e cadute. Non tutto quello che dice un santo è pienamente fedele al Vangelo, non tutto quello che fa è autentico e perfetto. Ciò che bisogna contemplare è l’insieme della sua vita, il suo intero cammino di santificazione, quella figura che riflette qualcosa di Gesù Cristo e che emerge quando si riesce a comporre il senso della totalità della sua persona».

Poco oltre il Papa aggiunge: «Questo è un forte richiamo per tutti noi. Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione. Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi.

Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà perduta. Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e ai tuoi momenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell’amore e rimanga sempre aperto alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina».

È chiaro che Papa Francesco parla innanzitutto ai credenti cristiani e in particolare ai cattolici.

Ecco, guardando, certamente in noi stessi, ma anche a tante persone che praticano la chiesa, viene il sospetto che quotidianamente si viva un po' da credenti e un po' da miscredenti. Cioè si sia come su un crinale in cui in qualche momento si penda da un lato, compiendo azioni coerenti con l'insegnamento evangelico; e in qualche altro momento, si penda dall'altro lato compiendo atti o gesti da non credente.

«Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare», ci esorta il Papa, che ci ricorda poi che «la santità non è altro che la carità pienamente vissuta». Confessiamo che capire che cosa il Padreterno voglia da noi non è facile e, in cuor suo, Egli sa benissimo di non essere stato esplicito nel rispondere alla domanda: “Ma che cosa vuoi da me, oh Dio?” le migliaia di volte che milioni di credenti – e noi fra questi – gliel' hanno posta.

Nella sua esortazione Papa Francesco ci viene in soccorso: «Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre», è il suo consiglio per capire che cosa ci chiede Dio. Dunque la preghiera è il passepartout per sintonizzarci con Dio.

Già, ma quanto tempo al giorno dedichiamo alla preghiera? E quando preghiamo, se preghiamo, da quale parte del crinale pendiamo?

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