Tradate , 22 marzo 2020   |  

Rivista Concordia affronta il tema Covid-19

di Franco Negri

Mensile della Comunità pastorale di Tradate e rassegna di vita cittadina si presenta con il mumero di Marzo 2020

copertina LA CONCORDIA marzo 2020

La Concordia copertina mese di Marzo 2020

La rivista “La Concordia”, mensile della Comunità pastorale di Tradate e rassegna di vita cittadina, testimone del proprio tempo, attenta a narrare e riflettere su significativi avvenimenti sul proprio territorio ma anche su quelli nazionale ed internazionale, si presenta - col numero di marzo 2020 - con una copertina che grida il dramma che sta coinvolgendo tutti, quello dell’epidemia con malattia Covid 19, mettendo in evidenza uno degli aspetti immediatamente visibili ed eclatanti, quello della restrizione alla libera circolazione delle persone in raffronto alla situazione di ‘normalità’, se normalità si può chiamare l’intenso traffico e la frenesia di circolazione delle persone.

E proprio sul tema del Coronavirus (chiamato SARS-Cov2) il lettore è invitato alla lettura di alcune riflessioni offerte nell’Editoriale del Direttore Don Gianni Cazzaniga e nei contributi giornalistici di collaboratori di differente età e professione, che evidenziano aspetti non solo di tipo sanitario ma anche sociale e psicologico e addirittura con risvolti religiosi. In particolare, Edvige Carcone, studentessa universitaria fuori sede, testimonia lo spaesamento e i primi timori davanti all’affacciarsi del problema-coronavirus nel milanese, il venir meno delle consolidate abitudini, le concitate comunicazioni con parenti ed amici, l’allarmismo giustificato (anzi no o forse sì, come inizialmente è stato dato), i persistenti dubbi sul futuro, l’obbligo di rivedere un proprio stile di vita. E - si chiede Gabriele Cossovich - “cosa ci insegna il coronavirus?”, che si è infiltrato nella nostra quotidianità e, a chi più, a chi meno, l’ha stravolta.

La sua conclusione, “il coronavirus può concorrere al bene aiutandoci ad uscire dalle nostre false consapevolezze” è tratta dall’esserci ormai accorti che non è sostenibile programmare la nostra vita al minimo dettaglio, il credere di avere tutto sotto controllo; invece occorre un sano allenamento all’imprevedibile, agli atti di fiducia e speranza. Inoltre, la concomitanza dello scoppio dell’epidemia con l’inizio della Quaresima e l’impossibilità alla partecipazione comunitaria alla s. Messa e sacramenti ci impone la domanda su quanto effettivamente ci teniamo alla liturgia nelle nostre chiese. Il Covid19 ci aiuta perciò indirettamente ad andare più a fondo e a crescere nel nostro cammino di fede.

Il terzo contributo viene da un medico, Marco Cambielli, che ci ricorda le disposizioni a cui attenersi da parte di tutti, indicate dalle Istituzioni nazionali e mondiali, davanti all’insorgere del Covid19, così come di fronte a malattie infettive, nuove o riemergenti, che possono diffondersi più velocemente che in passato a causa del rapido movimento delle persone a livello globale, oltre che per le caratteristiche dell’agente biologico e della facilità di contagio per questioni sociali.

Tornando all’Editoriale, il Direttore esprime alcune considerazioni sollecitate dalla vicenda coronavirus. Cita il passo biblico tratto dal libro del profeta Daniele e l’immagine della grande statua fatta di metalli preziosi ma dai piedi d’argilla: la rovinosa fine di essa a causa di un sasso “sembra possa esprimere bene il momento che stiamo vivendo”.

Un organismo invisibile ha messo in seria difficoltà una potenza a livello mondiale, e non solo la Cina: questa situazione ha evidenziato che siamo impotenti davanti a qualcosa di imprevisto. Le reazioni conseguenti possono essere quelle di vedere nell’altro un nemico da cui difendersi: non ci si accorge che la guerra al virus non si vince da soli ma con una maggiore solidarietà a tutti i livelli. Inoltre si assiste alla conseguenza di una restrizione o blocco delle celebrazioni pubbliche nelle nostre comunità e la difficoltà a seguire la Messa: questi giorni di digiuno eucaristico “ce la faranno scoprire come un dono prezioso”.
La rubrica dedicata al commento della Sacra Scrittura prende in considerazione, anche questo mese, il “Libro della Sapienza”, che afferma novità nella teologia ebraica: l’autore, in dialogo col mondo culturale greco, ne accoglie contributi positivi di riflessione e di linguaggio che rielabora nella visione biblica. Contesta la teoria della retribuzione terrena, pensiero comune ma giudizio arrogante e meschino sulle vicende umane. La fede nell’immortalità è la vera retribuzione: è vita in comunione col Signore. (Giuseppina Proserpio).

La rubrica “Vita della Chiesa” propone l’articolo di Cristina Tamarindi sul Cardinal Carlo Maria Martini, nel 40° anniversario del suo ingresso a Milano come arcivescovo: ne svolge un interessante profilo e illustra il grande lascito spirituale di Martini alla diocesi ambrosiana e ai suoi fedeli.

Sul tema “La partecipazione appassionata all’opera di Dio” Iaia Monticelli descrive la giornata a Masnago del 31 Gennaio 2020 dove gli operatori pastorali e i membri dei Consigli pastorali della zona di Varese sono stati convocati dall’Arcivescovo Mario Delpini per un momento di formazione.

Lo stesso Arcivescovo negli ultimi mesi si è sensibilmente avvicinato alle problematiche dei medici ai quali ha indirizzato, in occasione della festa di San Luca loro patrono, una lettera che esprime la sua vicinanza di Pastore, l’incoraggiamento ma anche il dovere di gratitudine verso tutti coloro che si prendono cura delle persone.

“Diventare medici ‘per vocazione’ - dice Delpini - significa percepire che c’è qualcuno che chiama, che invoca soccorso, si tratta del malato. Il credente riconosce in questa voce quella di Gesù che ha detto ‘Ero malato e mi avete visitato’ “. Nella lettera - come specifica l’articolista Marco Cambielli - sono elencati i problemi più conosciuti tra i medici, ad esempio, le pretese dei pazienti, la percezione del bisogno del paziente di un conforto che spesso va al di là dell’aspetto sanitario, il rischio di vedere nel paziente un ‘cliente’, ovvero l’aspetto di alleanza tra medico e paziente, la sensazione di costituire ‘l’unico appiglio per il malato’ in rapporto anche alla ‘drammaticità dell’incontro tra l’uomo e il male’, senza sottovalutare l’aspetto di solitudine nel sentirsi ‘prosciugati e indotti ad estraniarsi…’.

La rubrica “Vita della comunità” presenta diversi interventi. Le ‘riflessioni a voce alta sulle realtà dei nostri giorni’ esprimono l’interrogativo (che diventa un auspicio) di don Silvano Lucioni “in questa ora così drammatica in cui ci sentiamo in balia del nulla, del male, come una occasione per risanare l’umano, per uscire da questa solitudine e fragilità esistenziale …”. Una ritrovata sensibilità, semplice, umana, disarmante, come quella di papa Francesco, con la sua enorme carica di umanità, questo suo essere ‘uno-con’.

“Chi fa da sé…non fa per tre” è la ‘lettera aperta’ - a cura di don Lorenzo Valsecchi (diaconia della Comunità pastorale delle tre Parrocchie di Tradate) - sulla nuova organizzazione del percorso educativo, comunitario, cristiano, per i ragazzi, in ordine alle strutture oratoriane presenti nell’ambito della comunità pastorale. Comunità in cui si inserisce inoltre la riflessione di don Simone Lucca - sotto il titolo un po' provocatorio “Le suore di clausura non servono a niente?” - in occasione dell’ingresso in monastero di una ragazza tradatese (Miriana) che inizia un cammino per decidere se entrare poi stabilmente nella vita religiosa.

Una comunità che vuol essere viva affronta temi anche critici, ascoltando le esperienze più varie, quelle di chi (Miriana) matura una vocazione particolare, ma anche di chi vive problematicità e fragilità personali. Come nel caso dei giovani in difficoltà Kairòs, comunità fondata da don Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano: “Non esistono ragazzi cattivi” è il tema dell’incontro (moderato da Giulia Cazzaniga) del 27 gennaio scorso presso il cinema-teatro di Abbiate Guazzone, dove don Claudio Burgio e i suoi ‘ragazzi difficili’ si sono presentati e hanno colloquiato col pubblico. “C’è chi sceglie il ritiro sociale, come tanti adolescenti che si chiudono in camera davanti al computer, e i tanti che invece esplodono, diventando bulli, arroganti. Non dobbiamo giustificare i comportamenti, ma capire cosa c’è dietro al disagio di ogni ragazzo…".

Una comunità deve essere attenta alle diversità ed alle varie fragilità e deve dunque sempre farsi presente nell’attività educativa, non dimenticando, in tale attività, le iniziative da mettere in campo anche nel comparto culturale. “Viaggio con Dante Alighieri” è l’articolo di Romano Marchetti che segnala l’iniziativa dell’Associazione Tipic (Tutti Insieme per il Curie), recentemente costituita, che propone un ciclo di sei serate dedicate alla conoscenza di alcuni dei canti più significativi e più coinvolgenti dell’“Inferno”, al fine di preparare adeguatamente il campo agli eventi celebrativi nel 2021, anno di celebrazione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta.

“Una bottega in cammino” è l’intervento di Alberto G. (presidente dell’associazione) che presenta l’associazione “Macondo”- Commercio equo e solidale, nata nel 2005, che si pone tra le esperienze di volontariato nella nostra città.

“Attualità dal mondo” ospita l’articolo di Cesare Guaita (GAT/Planetario di Milano) “Clima verso la catastrofe”, in cui - riguardo a Climatologia e scenari possibili - l’autore evidenzia come, mentre i grandi del mondo pensano solo a come incrementare lo sviluppo economico, la natura sta rispondendo in maniera drammatica allo scempio in atto su clima e risorse.

“L’angolo della poesia”, di Enrica Cortelezzi Parmigiani, riporta le parole di speranza che ogni primavera reca con sé, quella speranza che occorre ritrovare là dove “un brutto mostro si è infiltrato sgattaiolando tra la gente seminando un grande terrore”.

La rubrica “L’arte” (curata da Rosella Barbiero) illustra l’opera di George de la Tour, il pittore francese seicentesco ‘a lume di candela’, in mostra a Milano a Palazzo Reale fino al 7 giugno. Viene ricordato per la sua capacità di dipingere figure assorte in pensieri metafisici, immerse in una penombra rischiarata dalla luce incerta di una candela. A concludere il numero di Marzo della rivista, la pagina degli eventi registrati presso l’Archivio parrocchiale.

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