Como , 19 ottobre 2018   |  

Ti regalo la mia molla. La vita di Andrea Mandelli

di Gabriella Stucchi

“Il senso della vita è uno solo: è Cristo. E Cristo vince”

Ti regalo la mia molla

Andrea Mandelli, nato a Lucca ma poi trasferitosi con la famiglia a Brugherio, è morto trent’anni fa, a diciassette anni. Una vita breve, ma intensa, come l’autrice, Giovanna Falcon, presenta attraverso la figura stessa di Andrea e delle numerose testimonianze di parenti, amici, sacerdoti della Comunità di San Paolo, tra cui in particolare don Pietro Spreafico, straordinario educatore, che introduce l’esperienza di Gioventù Studentesca, alla quale tutti i sette figli della famiglia Mandelli aderiscono liberamente.

Dall’infanzia, alle vacanze a Monte Marenzo, dove Andrea, oltre alle gite in montagna, aiuta il padre nel laboratorio per lavorare il legno, alla scuola. Dopo le medie all’Istituto delle Suore di Maria Bambina al Bianconi di Monza, Andrea si iscrive a Cologno Monzese al Liceo scientifico Leonardo da Vinci, denominato in seguito Giambattista Vico. Qui già si intravede la profondità delle sue convinzioni: si impegna, come suggerito da don Pietro, a diffondere la recita delle Lodi prima dell’inizio delle lezioni; partecipa al raggio di GS; promuove l’iniziativa della vacanza invernale a Ballabio; la sua lista vince le elezioni al consiglio d’Istituto. Tutto ciò grazie all’amicizia schietta e intensa che Andrea sa stabilire, con il suo sorriso e la disponibilità all’aiuto, la bellezza della vita che comunica attraverso la fede.

Purtroppo, però, Andrea non ama lo studio, viene bocciato in prima liceo e in seguito i genitori lo trasferiscono all’Istituto Sacro Cuore di Milano, dove è rettore don Giorgio Pontiggia. Aiutato dai professori, Andrea sente l’amore per lo studio, che diventa parte della sua vita. A questa rinascita succede però un grave evento: l’insorgere di una malattia i cui primi sintomi erano stati sottovalutati, ma che dopo gli accertamenti si manifesta in tutta la sua gravità: sarcoma di Ewing. Ricovero all’Istituto dei Tumori l’11 maggio 1989. Andrea, pur consapevole di quanto l’aspetta, continua a vivere con la stessa intensità e giovinezza, circondato dall’affetto dei genitori, dei fratelli, degli amici e del personale medico e infermieristico.

Tutti si meravigliano del modo in cui Andrea vive la sua malattia, con intensità e serenità, annotando sull’agenda che è importante la preghiera, che significa “riconoscere una Presenza” e la memoria, che “permette di vivere una Presenza”.

“Mai un lamento, ma l’accettazione di un disegno che lui non capiva, ma che era il disegno sulla sua vita” dichiara don Gabriele, nuovo assistente GS. Nel giugno del 1989, durante la vacanzina di GS a San Martino di Castrozza, esprime con chiarezza che lui vuole diventare santo, dichiarazione ripresa anche in altre circostanze, come documenta la testimonianza dell’amica Sara Meda, tra le più significative del Sacro Cuore.

Fondamentale è quanto Andrea scrive sul biglietto con il pacchettino regalo ad Angela nel dicembre dell’89, all’ultima messa di Natale: “Sai qual è il valore di un amico? Quello di ricordare all’altro come una molla il Destino per cui è fatto. Ti regalo la mia molla”. Dentro il pacchettino ci sono una scatola di cerini e la molla di una biro.

Andrea non molla: nei primi mesi del 1990 diventa vicepresidente dell’Associazione Milano Studenti appena fondata per agevolare l’acquisto di libri e materiale scolastico. In una lotteria vince il primo premio: un motorino! È pienamente consapevole della malattia, ma sorride, spiega ai bambini perché ha perso i capelli, poi gioca con loro. Condivide con alcuni compagni di classe la passione per la musica e si dà origine ad una band; partecipa al coro della parrocchia di Brugherio. Anche quando sta male, vuole essere sempre a posto, si fa pure la barba, perché ha la consapevolezza di vivere! Stringe la mano con energia a chi lo va a trovare. Ogni cosa per lui è importante.

Commoventi le testimonianze degli insegnati che gli fanno visita all’Istituto Tumori, colpiti dalla volontà con cui Andrea ha accettato la malattia, riconoscendo in essa la presenza di Dio, a cui risponde con tutto se stesso, fino all’ultimo. Andrea muore la sera del 29 novembre, vigilia della festa di sant’Andrea. Le sue ultime parole alla madre: “Ok, va bene, andiamo!”.

Andrea, giovane diciannovenne che ha lottato con forza e consapevolezza per due anni contro il tumore, è senza dubbio il testimone esemplare per il Sinodo dei Giovani che si sta celebrando. Ha vissuto in pienezza la vita, basata su una fede salda, con l’occhio fisso su Gesù, coinvolgendo i numerosi amici con la gioia che esprimeva nello sguardo, nelle azioni, nella prova lacerante della malattia, vista come un’obbedienza a Gesù.

“Attraverso di lui – scrive il card. Angelo Scola nell’Introduzione – ancora una volta il Padre mi ha educato”. Giovanna Falcon “Ti regalo la mia molla” – La vita di Andrea Mandelli – Itaca – euro 13

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