25 settembre 2016   |  

Ufficiale: frontalieri penalizzati. Ecco le prime reazioni

I "sì" sono stati il 58%. Arrivano le prime reazioni politiche.

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I cittadini del Canton Ticino chiedono che si pongano limiti ai lavoratori frontalieri. Secondo i risultati definitivi, l'iniziativa referendaria 'Prima i Nostri' - promossa dalla destra nazionalista Udc con il sostegno della Lega dei Ticinesi - ha ottenuto il 58% di sì. I no sono stati il 39,7%. Il testo sottoposto agli elettori del cantone svizzero al confine con l'Italia, dove lavorano ogni giorno circa 62mila frontalieri, chiede che sul "mercato del lavoro venga privilegiato, a pari qualifiche professionali, chi vive sul territorio".

"Oggi in Svizzera stiamo assistendo ad un capolavoro di irresponsabilità. Le forze politiche locali che hanno promosso e portato alla vittoria il referendum che declasserà i 65.000 frontalieri italiani non sono consapevoli delle conseguenze che ora ci saranno proprio per i cittadini svizzeri. E' infatti inaccettabile il trattamento riservato oggi ai nostri connazionali: e' ampiamente finito il tempo in cui gli italiani, come dopo la Seconda Guerra Mondiale in Belgio, erano considerati poco più che bestie da lavoro. Ho per questo già scritto oggi al Commissario Marianne Thyssen, responsabile per l'occupazione, affari sociali, competenze e mobilità dei lavoratori dell'Unione Europea per incontrarla chiedendo di poter avviare urgentemente la sospensione di tutti gli accordi ad oggi in essere tra Svizzera ed Europa. Ricordiamo a chi ha voluto perseguire solo la propaganda e non la realtà che l'Europa e' il principale partner commerciale dell'economia svizzera: un impiego su tre dipende dagli scambi con l'Unione Europea, con la libertà per le imprese svizzere - grazie alla libera circolazione - di reclutare in Europa la manodopera specializzata che non riescono a trovare in casa, peraltro in tutti i settori per loro strategici: sanità, industria, turismo, servizi e tecnologie. Al Governo italiano chiediamo infine l'immediata definizione di aree tax free nelle zone di confine con la Svizzera: occorre favorire il rientro e la nascita di nuove aziende che potranno così assumere Italiani". Così dichiara Lara Comi, eurodeputato al Parlamento Europeo di Forza Italia e vicepresidente del Partito Popolare Europeo.

"C'e' un Nord più a Nord. La scelta (di fatto) anti italiana degli elettori ticinesi e' un ulteriore potente segnale del ripiegamento nazionalista in atto in Europa a seguito delle campagne di chiusura xenofoba di molti leader politici europei". Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, commentando il referendum elvetico. "In Ticino non vi e' un allarme disoccupazione e i lavoratori frontalieri italiani contribuiscono all'economia del cantone con le loro professionalità. La decisione di chiusura, che per produrre effetti dovrebbe essere codificata a Berna - sottolinea Della Vedova - non risponde ad una scelta razionale ma emotiva ed ideologica, l'ideologia della chiusura nazionalista, dei muri contro lo straniero 'a prescindere'. Nulla di diverso da quanto accaduto nel voto per la Brexit, in gran parte dovuto all'ostilità nei confronti dei lavoratori comunitari. L'accesso al mercato dell'Unione Europea - prosegue - non può tollerare la limitazione alla circolazione dei lavoratori, non per ritorsione, ma perché senza questo non ci sarà la forza politica di mantenerlo. Un segnale anche per i nazionalisti italiani: se la si mette su quel piano, c'e' un nord più a nord, pronto a discriminare i lombardi e i piemontesi senza tante remore", conclude Della Vedova.

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