Como, 24 luglio 2017   |  
Salute   |  Opinioni

La buona sanità è di casa al "Filippo Del Ponte" di Varese

di Alberto Comuzzi

Storia di Giorgio, un bambino di un anno che, ricoverato in condizioni preoccupanti è stato prontamente curato, non solo evitandogli la morte, ma impedendo l'insorgere di serie complicazioni. Fatti come questi raramente finiscono sui giornali; eppure tantissimi sono i medici e gli infermieri che quotidianamente salvano vite umane.

ospedale del ponte

Varese, ospedale "Filippo Del Ponte"

Se non fosse stato per il pronto intervento dei medici del Polo materno infantile “Filippo Del Ponte” di Varese la vicenda di Giorgio, 1 anno il 7 Luglio scorso, avrebbe potuto concludersi tragicamente o, nella migliore delle ipotesi, con lesioni gravi permanenti. Nella mattinata di martedì 11, i genitori si presentano al Pronto soccorso preoccupati perché il bambino, nonostante sfebbrato dopo una infezione intestinale, permane in uno stato innaturale di sonnolenza.

Ad accoglierli c’è la pediatra di turno, Amata Negri, che, senza indugi, sottopone il piccolo alle analisi ematiche sollecitandone con urgenza l’esito al Laboratorio. Passano alcune ore in cui nei genitori e nei loro familiari cresce una febbrile eccitazione, a tratti segnata da incredulità, sgomento, paura, fino allo sconforto.

Come sta Giorgio? È ancora assopito? Si muove, reagisce agli stimoli? Respira bene? Che cosa dicono i medici? Sono le domande che via sms o attraverso la voce rimbalzano dal cellulare tra parenti, amici e conoscenti.

In breve: nel pomeriggio dello stesso giorno al capezzale del letto di Giorgio ci sono nove medici: il primario di Neonatologia e direttore del Tin (Terapia intensiva neonatale) del Dipartimento Materno infantile, professor Massimo Agosti, il primario di Pediatria e docente all’Università dell’Insubria, professor Alessandro Salvatoni, il primario di Anestesia e Rianimazione, professor Luigi Ambrosoli, alcuni loro assistenti e tre specializzandi. Si consultano e decidono che nulla deve essere tralasciato per arrivare il più presto possibile ad identificare con precisione la natura del male che affligge il bambino.

Nelle 72 ore successive, con accorgimenti il meno possibile invasivi sul corpo del piccolo paziente, sono eseguite tutte le analisi strumentali del caso: dalle citate ematiche, all’ecografia all’addome, dalla Tac celebrale alla rachiocentesi (prelievo del liquor). La diagnosi presunta fin dai primi momenti, confortata dagli esiti degli esami a mano a mano eseguiti, è azzeccata: encefalite virale. Sono premiati il lavoro di squadra e la competenza dell’intera équipe medica, grazie ai quali il più grande beneficiario risulta, ovviamente, il piccolo Giorgio, ma, di riflesso, anche i suoi genitori e famigliari. Otto giorni dopo il ricovero il piccolo varesino è tornato tra le pareti domestiche.

Diversi fattori hanno positivamente “congiurato” in suo favore: tempestività dell’intervento e intuizione dei medici, le vaccinazioni che hanno sicuramente scongiurato l’aggressione di pericolosi batteri e virus, prontezza di vari attori (a cominciare da mamma e papà mossi dall’istinto genitoriale). A ciò va aggiunto il supporto a genitori e familiari costantemente confortati dal personale infermieristico, dai giovani specializzandi e dal dottor Matteo Ferri, neuropsichiatra infantile.

«Tutte persone preoccupate di farci sentire la loro vicinanza umana soprattutto nelle prime angoscianti ore quando temevamo meningite, leucemia, erpes che causa lesioni celebrali e altri devastanti malattie», come hanno tenuto a precisare i genitori di Giorgio. «Il dottor Ferri poi, insieme all' intera équipe sanitaria che ha seguito Giorgio, aldilà dei protocolli e della prassi normale, ha tenuto sotto controllo il bambino sincerandosi dei suoi costanti progressi».

Insomma un caso di “buona sanità”, quella del Filippo Del Ponte, che non sarebbe finita nel network di giornali online Alpi Media Group se il cronista non ne fosse stato in qualche modo partecipe e informato dai genitori del piccolo Giorgio. I mass media sono celeri nel denunciare fenomeni di “malasanità”, ma raramente si attardano a divulgare notizie che confermano l’efficienza, nel complesso, del sistema sanitario italiano; sistema che in Lombardia offre buoni servizi e cure che in altri Paesi, anche evoluti come gli Stati Uniti, sono assicurati solo a costi elevati. Fin qui i fatti di una vicenda a lieto fine che, è corretto ripetere, è da ascriversi all’illuminazione e alla professionalità dei medici dell’ospedale varesino.

Al lettore credente, abituato a leggere taluni fatti con le categorie della fede, spetta però un supplemento d’informazione. Per quegli imperscrutabili disegni che solo Dio conosce, in poco tempo, tra diversi praticanti, era circolata la notizia che un bambino di un anno era stato ricoverato a Varese in preoccupanti condizioni di vita e che i genitori erano prostrati dall’incertezza di ciò che stava accadendo al loro figlio.

Sta di fatto che il tam tam dei tanti che credono nella forza della preghiera ha sortito come effetto un’esplosione di energia spirituale che – irradiatasi dai banchi della chiesa di San Vincenzo in Brusuglio, frazione di Cormano (Milano) fino a don Pietro Raimondi all'opera in una missione cattolica in Timor Est, attivato da suor Alma Castagna, religiosa salesiana d'origini lecchesi insieme ad uno sconosciuto numero di altre anime oranti – ha finito per far sentire ai genitori di Giorgio la presenza protettiva degli Angeli Custodi, per sé stessi e per il loro piccolo.

Chissà se, questa volta, a confortare l’intuito delle indiscutibili scienza e coscienza dimostrate dai medici non abbia concorso, a modo suo, anche l’Angelo Custode di Giorgio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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