Como, 10 luglio 2019   |  

Uno zaino da riempire

di Gabriella Stucchi

Garantire conoscenza, stabilità e coerenza politica, riduzione degli sprechi, senso della moralità, rispetto dell’ambiente; una sola parola contiene tutto ciò: “cultura”.

Uno zaino1

L’Introduzione di Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, anticipa quanto le storie narrate esprimono in modo chiaro: in Italia, soprattutto nel Sud, la povertà educativa riguarda non solo i bambini e gli adolescenti, ma anche gli adulti, che sono coinvolti in situazioni molto complesse di carattere socio economico.
La soluzione? Molto chiara nella Postfazione di Maria Pia Basilicata, dirigente scolastico, e Walter Nanni, sociologo, e si può riassumere in una sola parola: “cultura”.

Rosa e Nicola vivono a Carbonara, quartiere periferico di Bari. Entrambi provenienti da famiglie disastrate, una vita economica difficile, hanno tre figli: Riccardino, sempre distratto dai video dello smartphone, Michele, che si isola dalla vita sociale, e Francesco, il maggiore, che a 17 anni ha lasciato la scuola, non lavora, frequenta ambienti ambigui e porta a casa i soldi per la famiglia...

Anna, i cui genitori, trasferitisi dalla Sicilia a Bologna in cerca di fortuna, muoiono entrambi di AIDS, ha due mariti, uno tossicodipendente, l’altro che la violenta. Due figli: Nicolas, dal primo marito, che non accetta la condizione della madre; Luca, nato dal secondo marito, ha problemi a scuola, è seguito da uno psicologo, non ha punti di riferimento...

Toccante la storia del “Capitano”, come è chiamato da tutti, che è attratto dal suono della viola nel LOL (Laboratorio Orchestrale Lucchese Fratel Artuto Paoli) fondato nel 2016 a Lucca dalla Caritas diocesana, insieme all’Associazione Tempo di Musica.
Un’iniziativa che, accostata con pazienza, aiuta a dimenticare la povertà materiale.

Sincera e chiara la testimonianza di Fatia, nata in Marocco e vivente e Bologna, sposata da 18 anni con tre figli. L’importanza della scuola, che lei ha dovuto tralasciare per lavorare e mantenere la famiglia, è un motivo ricorrente nella storia della sua vita. Esprime il suo desiderio molto forte che i figli studino, poiché ritiene che la scuola “è alla base di tutto, è promozione sociale”.

Aldino, orfano di madre e cresciuto in un orfanatrofio vicino al Lungotevere, ha passato la terza media, è sposato e ha due figli. Francesco non è stato ammesso agli
esami di maturità e cerca lavoro. La figlia Orietta invece è forte e ha sempre sognato di fare la volontaria nei carabinieri, cosa che riesce a realizzare dopo un casuale incontro con un carabiniere durante una visita al Museo dei carabinieri.

Il gioco proposto nel campetto da calcio, l’offerta della merenda, l’incontro fisso la domenica nel campetto, l’invito a pregare, tutti insieme, atei, musulmani, cristiani per conoscere meglio il proprio “io” e quello per cui si è chiamati, la gita tutti insieme sul Monte innevato San Vicino, dove c’è una croce.... Sono i passi attraverso cui un educatore riesce ad accostare un gruppo di quindici giovani da tutti considerati “ingestibili” per il loro modo di comportarsi.

La delicata situazione di una ragazza adolescente che – riferisce l’assistente sociale – presenta un notevole peggioramento nel rendimento scolastico; partecipa svogliatamente al doposcuola comunale e ci sono problemi di rapporto con la madre.
L’incontro personale con l’educatore, la rivelazione dei drammatici problemi familiari, con il padre violento, che picchiava madre e figli, fino all’arresto, che però crea difficoltà economiche, in parte supplite dall’aiuto della Caritas... Il tutto esposto tra le lacrime. Le parole rassicuranti dell’educatore, che la esorta a partire dalle cose belle della vita: la madre, gli amici, il percorso dell’oratorio. La ragazza si rinfranca e sorride commossa.

A Carbonara, periferia di Bari, Angela, 38 anni, lavora come donna delle pulizie al “Volto Santo”, centro socio educativo diurno per bambini e ragazzi. In particolare si sofferma sui figli, Nicola e Teresa, di 18 e 11 anni, e sui loro sogni: Nicola sogna di diventare medico, Teresa insegnante in una scuola d’infanzia. Le risorse economiche familiari sono poche, anche perché il marito soffre per le conseguenze di un incidente sul lavoro. Sostiene con fermezza il valore fondamentale della scuola, il cui accesso, però, deve essere garantito a tutti, soprattutto a chi, per vari motivi, incontra più difficoltà nello studio.

Il libro, oltre le storie singole, offre dati precisi a livello europeo sul settore educativo-scolastico a vari livelli, rilevando la situazione di ritardo dell’Italia anche nell’aspetto formativo. Un richiamo forte, che chiama in causa tutti i cittadini che, uniti e forti, devono operare per il bene di tutti, sentendosi tutti uguali.

A cura di Paolo Beccegato – Renato Marinaro “Uno zaino da riempire” EDB – euro10.00

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