Como, 08 ottobre 2019   |  

Fermato presunto estremista ricercato in Russia, ma si dichiara rifugiato politico

Giallo internazionale per un cittadino russo arrestato nel meratese perché sottoposto a mandato di cattura internazionale.

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Per la Russia è un pericoloso estremista, per la Finlandia un rifugiato politico:  B.R., classe 1993, rintracciato nel meratese, nel pomeriggio di venerdì 4 ottobre dalla Digos di Lecco, è al centro di un giallo internazionale

L'uomo è infatti ricercato, con mandato di arresto internazionale, dalle autorità russe in quanto ritenuto aderente a una comunità estremista "Belaya Reka" (White river) e ritenuto coinvolto sia nella diffusione di materiale documentale di carattere estremista e nazista, sia nell'organizzazione di aggressioni e assalti a persone di diverso orientamento religioso e ideologico o di diversa origine nazionale. L'uomo è inoltre accusato di aver istigato alla violenza le persone che coinvolgeva con il suo proselitismo a favore dell'organizzazione "Belaya Reka".

Allo stesso tempo, però, è risultato essere in possesso di documento di viaggio e permesso di soggiorno rilasciati dalle autorità finlandesi. Infatti, ha dichiarato di godere di asilo politico concessogli dalla stessa Finlandia.

La Digos, dopo aver individuato il luogo di dimora e l'auto, una Renault Clio con targa slovena, con cui B.R. insieme ad altri due russi (senza precedenti e con regolare passaporto) si muoveva, all'ora 1 di sabato 5 ottobre è intervenuta e lo ha condotto negli uffici della Questura di Lecco dove, nell'affermare il proprio status di rifugiato, l'uomo ha rifiutato l'estradizione.

I magistrati, dopo aver convalidato l'arresto, ne hanno disposto la permanenza nel carcere di Pescarenico.

Starà ora ai magistrati della Corte d'Appello di Milano dirimere la questione: si attende, infatti, sia l'acquisizione delle motivazione a sostegno del mandato di arresto internazionale, sia la documentazione dello status di rifugiato riconosciuto dalla Finlandia. In caso di estradizione in Russia, rischia sei anni di reclusione.

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