Como , 16 giugno 2018   |  

Ginecologia: Sant'Anna, nuova tecnica chirurgica mininvasiva

Laparoscopica per i tumori dell'endometrio la metodica è personalizzata e consente di individuare nella stessa seduta operatoria il linfonodo sentinella, il primo che viene interessato da metastasi

chirurgia ginecologica 02

All’ospedale Sant’Anna una nuova tecnica chirurgica per le donne affette da tumori dell’endometrio (corpo dell’utero). Nel presidio di San Fermo della Battaglia è stata introdotta una metodica mininvasiva laparoscopica, cioè senza apertura della parete addominale (l’acceso avviene dall’addome attraverso 4 piccoli forellini di circa 5 mm), che consente di asportare la neoplasia e permette anche di verificare se il linfonodo “sentinella”, il primo che viene interessato da metastasi, ne risulti colpito.

Nel caso, raro, in cui non si identificasse il linfonodo sentinella, l’esame istologico intraoperatorio, quindi durante la stessa seduta, può dare quelle informazioni che indicheranno se fare o meno la linfoadenectomia sistematica, cioè l’asportazione di tutti i linfonodi. E questo grazie alla collaborazione con l’Anatomia Patologica.

La nuova tecnica, personalizzata e di precisione, prevede l’impiego di indocianina verde (ICG), una sostanza naturale e fluorescente che viene iniettata, dopo l’anestesia generale, nel collo dell’utero e che va a colorare il linfonodo sentinella. Questo viene identificato grazie a un innovativo sistema videolaparoscopico. Una tecnologia per la quale l’Asst Lariana ha investito risorse economiche per il potenziamento della strumentazione operatoria.

Introdotta recentemente in Italia, ma già inserita come indicazione nelle linee guida oncologiche americane, questa tecnica consente al chirurgo di sapere se il tumore è diffuso anche ai linfonodi: in tal modo non sarà necessario asportare tutti quelli presenti nella zona interessata, ma solo il cosiddetto “sentinella”.

   “L'assenza di metastasi nel linfonodo sentinella – ha spiegato Paolo Beretta, primario dell’Unità Operativa di Ostetricia  e Ginecologia - assicura la negatività di tutti i linfonodi regionali con un valore predittivo negativo quasi del 100%. Questo esclude la necessità di asportare tutti i linfonodi per l'esame istologico e di ridurre le complicanze post chirurgiche, la morbilità a breve e lungo termine e la degenza, migliorando così la qualità di vita delle pazienti. In particolare, quindi, questo innovativo approccio chirurgico ha come razionale l’asportazione dei linfonodi necessari  favorendo una chirurgia personalizzata e di precisione”.

Un altro importante risultato nell’utilizzo della metodica è una maggiore appropriatezza: “La laparoscopia mininvasiva – prosegue Beretta - è ormai il gold standard in questo ambito. Possiamo offrire alle nostre pazienti una delle tecniche più moderne a disposizione e la più mirata per evitare interventi demolitivi che prevedono la dissezione totale e radicale di tutti i linfonodi e modulare le terapie successive”.

Si amplia così l’offerta dell’ospedale Sant’Anna in ambito oncologico: “L’Azienda – ha sottolineato Fabio Banfi, direttore sanitario dell’Asst Lariana – ha voluto investire e potenziare il settore dando alle donne affette da questa tipologia di tumore la possibilità di una chirurgia più mirata, caratterizzata da un approccio multidisciplinare grazie alle competenze specialistiche presenti in ospedale”.

Con questa metodica, utilizzata da circa due mesi al Sant’Anna, sono state operate 10 donne affette da neoplasie maligne dell’endometrio e per adeguare il trattamento vi è il costante coinvolgimento di un team multidisciplinare con l’anatomopatologo, il radioterapista e l’oncologo medico.

La laparoscopia mininvasiva si può utilizzare, come accennato, in caso di tumori dell’endometrio, i più frequenti, ma anche in altre patologie oncologiche quali i tumori del collo dell’utero e dell’ovaio agli stadi iniziali.

Si tratta di neoplasie che si possono sviluppare con l’età e colpiscono maggiormente le donne con un’età compresa tra i 50 e i 75 anni. Il tumore dell’endometrio è il più frequente nei paesi occidentali con un’incidenza, in Italia, di circa 5.000 casi/anno. Per questa neoplasia non esiste possibilità di screening, ma se la malattia viene diagnosticata in stadio iniziale e adeguatamente trattata la sopravvivenza raggiunge il 90%.

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